SEZIONE E

robuste e aperte in palchi longitudinali sono fallite. branche primarie. rami anticipati per costituire le branche secondarie. prima di fare l impianto. dormiente, V con piante inclinate, ipsilon libero. Potatura degli alberi da frutto E 27 Sono disponibili varianti libere e anticipate (fusetto libero) oppure con fusto inclinato in direzione opposta più volte durante la stagione, per favorire la ramificazione e ridurre il vigore (fusetto serpentato). In Francia è diffusa una forma ad asse centrale, con branche primarie non raccorciate, gestita mediante taille longue (solaxe) ed estinzione delle lamburde più interne, ombreggiate ed esaurite. Palmetta regolare a branche oblique. una forma moderna in parete, evolutasi dalla palmetta a branche orizzontali e ancor prima da controspalliere e spalliere addossate a muri, ornamentali e produttive del 700- 800. Si è diffusa in Italia nei frutteti industriali a partire dal 1920, ma si è affermata solo dopo il 1950. Mantiene l asse centrale e possiede uno scheletro complesso con 3-4 palchi di due branche primarie, orientate secondo la direttrice del filare. Sulle branche primarie si inseriscono le corte secondarie e i rami produttivi. Adatta per impianti intensivi a media densità, presenta primarie robuste, i cui angoli aumentano in funzione del palco considerato dalla base verso l apice, mentre la distanza tra palchi diminuisce. Tale disposizione esercita un controllo sulla cima e favorisce la crescita dei palchi più bassi, meno inclinati e quindi con maggiore trasporto, destinati a originare branche più lunghe. Nel pesco, le branche con inclinazione di 45° e lunghezza inferiore a 3 m hanno sviluppo equilibrato e buoni rivestimenti. una forma obbligata e guidata che necessita di portinnesti mediamente vigorosi, pali e fili di sostegno su cui si legano le branche con angolo appropriato. La realizzazione è abbastanza laboriosa, soprattutto se si persegue una regolarità elevata. Per ottenere i rivestimenti si ripete il raccorciamento dei rami e questo ritarda l entrata in produzione. I germogli vigorosi e fuori posto sono asportati o infranti in verde, contemporaneamente alle legature. Nel tempo (8-10 anni), la palmetta può perdere la funzionalità del palco basale, se le distanze tra le file sono ridotte e le cime troppo dense. Le varianti recenti della palmetta mantengono l equilibrio funzionale della parete continua e allargano lo spessore della parte basale con minore regolarità geometrica. stata introdotta la potatura a tutta cima delle branche primarie su piante preformate in vivaio per anticipare la formazione (palmetta anticipata) ed è stata lasciata maggiore libertà di crescita, con limitate correzioni, per distanziare e inclinare le branche (palmetta libera). Per riunire i vantaggi della palmetta e del fusetto è stata sviluppata una forma a palspindel, adatta per il melo, con un palco basale a branche oblique lungo la direttrice del filare e l asse centrale rivestito di corte primarie a spirale. Nel caso del ciliegio fino agli anni 80 era diffusa la forma a bandiera, in cui l asse centrale è inclinato lungo la direttrice del filare e le branche primarie sono verticali o inclinate con vigore decrescente verso l apice. Infine, sono state proposte in tempi diversi controspalliere basse, ovvero forme obbligate e guidate di ridotta altezza (2,2 m) gestibili da terra (Bouché Thomas, Lepage, pantografo). Queste forme si avvantaggiano di combinazioni d innesto deboli e curvature ripetute o cambi d inclinazione sulle branche primarie e secondarie. Ipsilon. una forma regolare, moderna, con doppia parete inclinata a 45°, priva di asse centrale. Lo scheletro è semplificato con due branche primarie orientate trasversalmente alla direttrice del filare. Sulle branche primarie sono inserite corte branche secondarie e i rami produttivi; le piante sono appressate sulla fila e non consentono E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 27 E 25/05/18 17:20

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis