1.1.2 Latifoglie

nsi o a, e o e e o e eo e. o n n- in ae o o e oi; li ri oni ti ie e sa s, Arboricoltura ornamentale E 273 Il genere Abies è rappresentato da una sola specie, cioè l abete bianco (Abies alba) e così anche il genere Picea (Picea excelsa) e il genere Larix (Larix decidua), mentre del genere Pinus si contano 8 specie, cioè il pino silvestre (Pinus sylvestris), i pini nero e laricio (Pinus nigra), il pino montano (Pinus mugo), il pino domestico (Pinus pinea), il pinastro o pino marittimo (Pinus pinaster), il pino d Aleppo (Pinus halepensis), il pino loricato (Pinus leucodermis) e il cirmolo o cembro (Pinus cembra). Le Conifere, e le sempreverdi in generale, per le forme svariate, il fogliame persistente e la facilità di manutenzione sono largamente impiegate in giardini e parchi. Le forme sono le più svariate, così i colori che variano dal verde scuro (Thuja) al giallo oro (Cupressus macrocarpa aurea) al verde intenso (Taxus baccata) al blu (Picea pungens). Alcune conifere cambiano colore con l avvicinarsi dell inverno (Thuja occidentalis, Cryptomeria japonica). Per quanto riguarda le Conifere a fogliame colorato, o a sagoma interessante, è consigliabile impiegarle isolate, mentre quelle a fogliame fitto e colore scuro possono essere impiegate per formare sfondi o quinte (Cupressus sempervirens, Thuja, Taxus). Alcune Conifere e molte sempreverdi sopportano particolarmente bene il taglio e sono pertanto adatte per creare siepi (Cupressus sempervires, Thuja occidentalis, T. orientalis, Taxus baccata, Quercus ilex). Alcune Conifere si adattano a terreni particolarmente poveri: Abies concolor, A. pinsapo, Pinus nigra, P. sylvestris; altre richiedono un elevata umidità del suolo (Pinea excelsa); per altre ancora il suolo può essere anche paludoso (Taxodium distichum con le caratteristiche radici aeree, o pneumatofori, che assicurano la respirazione in condizioni asfittiche). E 1.1.2 Latifoglie. L impiego ornamentale delle latifoglie implica criteri di selezione che si basano sulle ampie possibilità di scelta e di adattamento rispetto a vari ambienti e tipi di terreno. Vi sono, in particolare, generi che sopportano bene terreni pesanti e argillosi (Ailanthus, Betula, Quercus, Robinia, Tilia), mentre altri si possono utilmente collocare in terreni freschi come bordi di stagni e ruscelli (Alnus, Fraxinus, Liquidambar, Populus, Salix). In base alle caratteristiche del fogliame, le Caducifoglie possono suddividersi in piante: a. a fogliame leggero: Ailanthus, Betulus, Gleditsia, Fraxinus, Populus, Robinia, Sophora, Sorbus; b. a fogliame compatto: Aesculus, Buxus, Catalpa, Magnolia, Paulownia, Tilia, Quercus; c. a fogliame colorato a colorazione permanente (Acer, Fagus, Prunus cerasifera Pissardii ) oppure a colorazione stagionale (Acer platanoides e A. pseudoplatanus, A. gynnala, Ginkgo biloba, Liriodendron tulipifera, Platanus 3 acerifolia). Sono interessanti per i fiori e per i frutti Acacia decurrens, Catalpa bignonioides, Cercis siliquastrum, Ilex aquifolium, Liriodendron tulipifera, Magnolia spp., Malus spp., Paulownia imperialis, Prunus serrulata, Sorbus aucuparia. Si ricordano fra le Latifoglie le cosiddette Cupolifere che comprendono specie di grande diffusione e importanza per l impronta che danno al paesaggio, per il loro valore economico e per il posto che fin dai tempi più antichi hanno trovato nel mito, nella storia e nella letteratura; così le querce, il castagno e il faggio. Oltre a queste specie appartengono alle Cupolifere il nocciolo, o avellano (che dallo stato selvatico è passato all arboricoltura da frutto e rappresenta una grande risorsa economica in molte Regioni italiane) e i carpini, tanto diffusi nei nostri boschi. L unica specie di palma indigena in Europa è la Chamaerops humilis. La sua presenza è indice di stazioni caldo-aride e la si trova in associazioni tipicamente termofile della flora mediterranea (Pistacia lentiscus, Smilax aspera, Myrtus communis). E04_Colture ornamentali legnose.indd 273 25/05/18 17:47

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis