1.4 Caratteristiche qualitative

cati iiri à ti o: oe. a a ti ra o ). e à a ) edi e o e di e mi ruà o ei e e. e ce o li Arboricoltura ornamentale E 275 In particolare sono proprio questi accostamenti che permettono di interrompere il carattere di monotonia che spesso presentano gruppi di uguale massa e colore. Infatti quando si decide di mettere a dimora una pianta, la scelta avviene in funzione di precise caratteristiche estetiche quali il portamento, l aspetto e il colore del fogliame, dei fiori e dei frutti. La conformazione generale delle piante differisce, in genere, da specie a specie a seconda della loro diversa struttura scheletrica che, a sua volta, è la risultante di alcuni fattori: il gradiente vegetativo tipico delle varie specie (acrotono, basitono o mesotono); la lunghezza e l angolo di inserzione dei rami e delle branche; la lunghezza degli internodi, ecc. Il portamento delle piante ornamentali è un elemento di grande importanza a livello progettuale; si distinguono i seguenti tipi: a. fastigiato (slanciato, colonnare): branche inserite sul tronco con angolo molto stretto (30/40°) (Cupressus sempervirens, Calocedrus decurrens, Populus nigra Italica , Taxus baccata Fastigiata , Carpinus pyramidalis, Libocedrus decurrens, Quercus var. fastigiata); b. espanso (a ombrello): branche inserite sul tronco, che può dividersi in due o più tronchi secondari, con angolo tendente a 90° o con angolo più acuto, ma con andamento orizzontale delle branche (Catalpa bignonioides, Cedrus libani, Paulownia imperialis, Pinus maritima, Pinus pinea); c. ovoidale: branche inserite al tronco con angolo da 40° a 70° o anche più aperto, ma assurgenti. La caratteristica del portamento è dovuta alla dominanza delle branche più centrali sulle laterali (gen. Acer, Betula alba, Fraxinus ornus, F. excelsior, gen. Platanus, gen. Prunus, gen. Quercus, gen. Robinia, Juglans, Ulmus, Sorbus, Pinus sylvestris, Juniperus communis Hibernica ); d. arrotondato: branche inserite al tronco con angoli compresi tra 40° e 70°. Il portamento deriva da un equilibrio tra le diverse branche, naturale o provocato artificialmente dalla potatura (Aesculus hippocastanum, gen. Citrus, Olea europaea, Prunus cerasifera Pissardii , Sophora japonica, Thuja orientalis); e. conico: da un asse i rami si allontanano simmetricamente formando angoli di 90° (Conifere in genere, Carpinus betulus, Magnolia grandiflora, Chamaecyparis lawsoniana, Sequoia, Libocedrus, Taxodium distichum, Picea glauca albertiana Conica ); f. piangente: i rami sono rivolti verso il suolo (Cedrus atlantica glauca Pendula , Cedrus deodara Pendula , Picea breveriana, Salix babylonica, Sophora japonica pendula); g. strisciante e tappezzante: le piante si sviluppano nel senso della superficie del suolo (Cotoneaster horizontalis, C. damneri, Juniperus horizontalis Douglasii , Picea excelsa Nidiformis , Sagina subulata, gen. Rosa); h. cespuglioso: portamento tipico di molti arbusti (Laurus nobilis). E 1.4 Caratteristiche qualitative. Alberi e arbusti destinati a nuovi impianti devono essere di ottima qualità, esenti da malattie, parassiti, deformazioni e danni rilevanti. Gli alberi devono essere stati allevati per il tipo di impiego previsto (alberature stradali, giardini); si devono anche preferire le specie più resistenti a parassiti, per evitare di ricorrere a fitofarmaci. Il fusto e le branche principali devono essere esenti da deformazioni, capitozzature, ferite di qualsiasi tipo, cicatrici o lesioni conseguenti a urti, grandine, scortecciamenti, legature, ustioni da sole, attacchi di insetti e malattie crittogamiche o virus. La chioma deve essere ramificata, uniforme ed equilibrata; l apparato radicale ben accestito, ricco di radici capillari e privo di grossi tagli. Gli alberi devono essere forniti in contenitore o in zolla; possono essere impiegate piante a radice nuda se si tratta di specie decidue, giovani e di piccole dimensioni. E04_Colture ornamentali legnose.indd 275 25/05/18 17:47

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis