2.6.4 Forme molto intensive adatte per impianti ad alta

E 28 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA GENERALE secondarie sterzate robuste; la produzione è elevata sin dai primi anni e concorre all equilibrio della forma. La disposizione delle branche, nei primi anni, favorisce la crescita di germogli assurgenti e obbliga a diversi interventi in verde. una forma elastica, obbligata e guidata, che necessita di portinnesti equilibrati, pali e fili di sostegno su cui si fissano le branche. La realizzazione è abbastanza laboriosa, soprattutto a causa della regolarità geometrica; la potatura delle primarie è a tutta cima fino al taglio di ritorno e il controllo in verde assiduo. I germogli vigorosi e fuori posto sono asportati o infranti in verde, contemporaneamente alle legature. L ipsilon sembra adattarsi a climi con elevata disponibilità di luce, che limita il succhionamento a favore di una crescita equilibrata delle sottobranche e dei rami produttivi nella parte laterale e inferiore della parete produttiva. Le varianti più diffuse derivano dal diverso materiale vivaistico utilizzato (astone intero, astone raccorciato, innesto a gemma dormiente) e sono volte a ridurre il periodo improduttivo e l impiego di manodopera. Le due pareti possono essere ottenute con piantagioni di astoni inclinati alternativamente a V . 2.6.4 Forme molto intensive adatte per impianti ad alta densità Asse colonnare. una forma moderna con scheletro estremamente semplificato, costituito da un asse centrale rivestito di branche primarie cortissime, inserite liberamente a spirale senza un ben preciso gradiente. Il fusto e le branche primarie portano rami produttivi e zampe di gallo. Nasce come forma intensiva ad alta densità, obbligata, guidata e precoce, che necessita di portinnesti efficienti e nanizzanti, pali e fili di sostegno. La realizzazione si basa su astoni preformati con numerosi rami anticipati, meglio se differenziati a fiore. L elevata densità di piantagione consente una precoce entrata in produzione. I germogli vigorosi e fuori posto sono asportati o infranti in verde, contemporaneamente alle legature dell asse centrale in crescita. Le branche sono asportate se troppo fitte e sfruttate, o raccorciate con il taglio di ritorno per favorire il rivestimento se troppo deboli, così come la cima. una forma elastica e suscettibile di alternanza se non è potata bene e concimata in modo frazionato o fertirrigata. Nel pesco esiste una versione con tre assi per pianta, in cui ciascuna branca è distanziata dalle altre di circa 1 m lungo il filare, a formare una sorta di candelabro (palmetta a tre branche). Nel melo e nel pero si è evoluta in una forma a due branche a U. Superspindel. Costituito da uno scheletro estremamente semplificato, risulta vantaggioso solo per melo e pero, che hanno un elevata attitudine a produrre sui rami corti (lamburde), anche invecchiati, e per cui sono disponibili portinnesti nanizzanti. L asse centrale non supera i 2,2 m ed è rivestito di branche primarie cortissime, liberamente a spirale. Su fusto e primarie si inseriscono i rami produttivi e le zampe di gallo. Nasce come forma intensiva ad altissima densità, obbligata, guidata e precoce, che necessita di pali e fili di sostegno. La realizzazione si basa sull utilizzo, al momento dell impianto, di astoni preformati con numerosi anticipati corti, già differenziati a fiore. I germogli vigorosi e fuori posto sono asportati in verde, con ripetuti interventi. Le branche vigorose sono asportate, se il calibro è maggiore di un terzo dell asse centrale. Il taglio di ritorno per favorire il rivestimento è limitato alla cima. una forma elastica e suscettibile di alternanza, se non è potata bene e sostenuta con fertirrigazione e applicazione di nutrienti per via fogliare. E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 28 25/05/18 17:20

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis