1.8 Scelta delle specie

E 280 Produzioni vegetali arbustive e arboree - COLTURE ORNAMENTALI LEGNOSE A seconda dell epoca in cui viene effettuata, la potatura si distingue in potatura invernale (periodo compreso tra il termine dell attività vegetativa e il risveglio vegetativo) e potatura verde (eseguita nel corso dell attività vegetativa annuale). Gli alberi ornamentali in forma libera vanno potati al fine di eliminare parti morte, deperite o in concorrenza tra loro. Sulle siepi si interviene con potature di formazione in modo che la siepe assuma una sezione di forma trapezoidale con la base maggiore al suolo e la sommità larga circa un terzo della base. importante mantenere la forma trapezoidale per favorire l illuminazione dei rami basali e impedire che, a causa dell eziolamento, la siepe si spogli in basso. Per le piante arbustive e sarmentose, analogamente alle piante da frutto, la potatura è necessaria ai fini di assicurare un equilibrata produzione di fiori o frutti ornamentali. La potatura degli arbusti a fioritura invernale, o primaverile, deve essere effettuata al termine della fioritura, in quanto le gemme a fiore si sono formate nell anno precedente e ogni taglio prima della fioritura eliminerebbe i fiori privando la pianta del complessivo effetto decorativo; invece gli arbusti a fioritura estiva, o autunnale, vanno potati alla fine dell inverno, in quanto i rami che porteranno i fiori si formano soltanto dalla ripresa vegetativa in poi: la potatura anticipata, riducendo il numero di gemme complessive e favorendo il concentrarsi dello sviluppo su un minore numero di rami, fa sì che si sviluppino rami più vigorosi, che ci siano meno fiori, ma più concentrati e certamente più belli. 1.8 Scelta delle specie. Progetti del verde con precisi studi vegetazionali e compositivi e l impiego di tecniche colturali di tipo innovativo consentono la realizzazione di aree verdi razionali e a bassi costi di manutenzione. La scelta delle piante, per qualunque tipologia di verde, deve essere una scelta tecnica, basata sui presupposti emersi dallo studio ambientale: clima, terreno, vegetazione naturale, inquinamento. Lo studio della vegetazione naturale permette infatti di riconoscere le vocazioni paesaggistiche di un dato territorio. Nella scelta delle piante ornamentali da utilizzare in parchi e giardini, o in ambiente urbano, occorre tenere presente il carattere di artificialità di questo tipo di realizzazione. Così, se per interventi in parchi e giardini in zone extraurbane, è importante impiegare specie tipiche della flora della zona (autoctone): in ambienti fortemente urbanizzati le piante sono soggette Tab. 4.3 Specie arboree resistenti all inquinamento a una serie di influenze e limitazioni urbano esterne (inquinamento, spazio ridot- Acer campestre Ligustrum to, ecc.), tali da permettere anche Ailanthus altissima Malus sylvestris l impiego di specie non autoctone, Alnus cordata** Mespilus germanica purché rispondenti alle esigenze igie- Alnus glutinosa** Morus alba Morus nigra niche ed estetico-ricreative richieste Alnus incana** Prunus cerasifera (Tab. 4.3). Nel restauro vegetazionale Carpinus betulus Pyrus calleryana*** di strutture in giardini storici o nella Catalpa bignonioides Pyrus calleryana Bradford *** Crataegus 3 carrierei ricostruzione di brani di paesaggio Pyrus calleryana Chanticleer *** 3 lavallei agrario tradizionale, si ricorre oggi Crataegus Davidia involucrata Quercus ilex alla vicarianza, cioè all uso di specie Fagus Robinia pseudoacacia e cultivar simili per adattamento ambientale Fraxinus Sorbus aria e struttura scheletrica (habitus) ad Gingko biloba*** Tilia 3 euchlora altre non più utilizzabili per motivi Ilex aquifolium Tilia 3 europaea fitosanitari e che richiedono oneri di Laburnum anagyroides Tilia plathyphyllos gestione più bassi. *** Specie altamente resistente. E04_Colture ornamentali legnose.indd 280 25/05/18 17:47

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis