2.6.5 Forme ritardate con fase di transizione per impianti

E 30 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA GENERALE 2.6.5 Forme ritardate con fase di transizione per impianti a media densità. La forma più diffusa è il vasetto ritardato del pesco, in cui l albero cresce inizialmente libero e poi viene convertito in vaso attraverso l amputazione dell asse centrale (Tab. 1.4). Sequenze analoghe si hanno nella palmetta libera in cui, dopo la fase iniziale a cespuglio, segue la rimozione tardiva delle branche trasversali nell interfilare. Sono sistemi che derivano dal principio di conversione della forma, con sfruttamento temporaneo delle branche, non permanenti e sostituibili nell arco della vita del frutteto. Il vasetto ritardato si avvale di una particolare gestione dell asse centrale e delle branche primarie. Fino al terzo anno la crescita è libera; si effettuano solo tagli di preparazione alla sgolatura seguendo una ben precisa sequenza. I primi due anni si fa potatura a tutta cima, lasciando alcuni anticipati con angolo d inserzione aperto ben posizionati verso l esterno. Il terzo anno la cima delle branche viene lasciata carica di frutti mentre i rami esterni sono completamente scaricati dai frutti. In agosto, dopo la produzione, si asporta la cima lasciando a volte un moncone con rami a frutto per evitare riscoppi vegetativi. L asse centrale viene indebolito dal carico produttivo, dalla strozzatura operata dalle branche primarie in crescita molto ravvicinate e da un oculata potatura verde, fino alla completa asportazione dopo il 3-4° anno. Il taglio di ritorno vero e proprio sulle branche è rimandato a dopo la seconda produzione. Non appena l albero ha completato lo sviluppo e la fruttificazione è ottimale, i criteri della potatura devono essere adeguati in modo graduale verso la potatura di produzione. Tab. 1.4 Forme ritardate con fase di transizione a media densità Forma di allevamento Vasetto ritardato ravennate (pesco) Forma Forma in volume a vaso basso, a media densità, con 3-5 branche permanenti. Si ottiene dopo un periodo di crescita libera in cui è presente l asse centrale e una fase di transizione di 1-2 anni, a partire dal secondo anno di produzione. Si avvale di due tagli esclusivi: asportazione dell asse centrale e sgolatura delle branche. Gestibile da terra. Varianti: a gemma dormiente, innesto a dimora, con potatura verde per il sud. Tronco: 0,4 m, fusto temporaneo di 2,5-3,0 m. Branche: 3-5 branche primarie con angolo molto aperto (55-60°). L altezza delle cime non supera i 2,5 m. Sottobranche: secondarie corte, ma robuste e produttive per più anni; sterzate sulle primarie con angolo crescente dal basso all alto, vigore e distanze decrescenti. Terziarie fruttifere. Materiale di vivaio Astone con rami anticipati. Gli anticipati sono diradati, asportati se troppo assurgenti. Con la potatura verde si scacchiano i germogli vigorosi mal posizionati e e operazioni vicini all apice. L astone nudo si raccorcia a 0,6 m e si allevano una cima e 4 geral primo anno mogli. L impianto a gemma dormiente e l innesto a dimora consentono di allevare i germogli laterali molto aperti. Scheletro Operazioni al secondo-terzo anno e successivi Crescita libera fino alla seconda produzione. Si riduce in verde la cima troppo competitiva. Si prepara la sgolatura delle branche con potatura a coda di topo, lasciando 2-3 laterali vigorosi su cui sgolare al 4° anno, quello successivo all asportazione dell asse centrale (estate del 3° anno). Commenti Forma elastica in allevamento, precoce e produttiva con 400-600 piante per ha. La potatura verde serve a controllare gli eccessi di vigore. Non necessita di pali, fili, tutori e cavalletti. Produzioni costanti ed elevate in impianti longevi (14-16 anni) e autonomi. La potatura si avvale di forbicioni e seghetti. E01_4_Potatura_alberi_frutto.indd 30 25/05/18 17:20 2 te m la a a

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis