3. Gestione del frutteto

Gestione del frutteto E.1 E 37 3. Gestione del frutteto 3.1 Progettazione e impianto del frutteto. Per la corretta progettazione e realizzazione del frutteto si devono prendere in considerazione, oltre che le caratteristiche pedoclimatiche, anche gli aspetti socioeconomici e organizzativi, che risultano importanti per la gestione del frutteto stesso, per l uso razionale delle risorse ambientali, per la qualità del prodotto e la sua valorizzazione commerciale, e per l impatto ambientale. 3.1.1 Vocazionalità del territorio. La vocazionalità climatica riguarda tutti quei parametri che intervengono nella funzionalità della pianta regolandone il ciclo vegetativo e produttivo e condizionando la qualità del prodotto. necessario, quindi, disporre di una serie storica di dati relativi alla temperatura minima e massima dell aria. Particolare attenzione deve essere rivolta agli abbassamenti termici primaverili e autunnali (rischio gelate) e alla quantità di ore di freddo e di caldo. Inoltre, è importante conoscere l evaporazione, la piovosità (intensità e distribuzione nel corso dell anno), la ventosità, l umidità relativa dell aria e l intensità della radiazione solare. In generale sono proprio le caratteristiche climatiche a determinare la distribuzione geografica delle specie coltivate sul pianeta e i limiti imposti dal clima sono più vincolanti e più difficilmente modificabili rispetto a quelli posti dal terreno. La vocazionalità pedologica riguarda principalmente le caratteristiche fisico-chimiche, microbiologiche e idrologiche, il profilo, la profondità, la pendenza e l esposizione del suolo. Inoltre, è importante conoscere il suolo da un punto di vista sanitario con particolare attenzione all eventuale presenza di nematodi o altri parassiti dannosi allo sviluppo e/o alla funzionalità dell apparato radicale. Per prevenire eventuali problemi di stanchezza è opportuno conoscere la specie che è stata coltivata in precedenza. Talvolta l esposizione e la pendenza del terreno assumono un importanza decisiva in quanto incidono sull intensità luminosa e sul microclima del sito in generale. 3.1.2 Scelta della specie, della cultivar e del portinnesto. Una volta scelta la specie più indicata per un determinato ambiente, è necessario individuare la cultivar e il portinnesto. Per molte specie arboree da frutto (cultivar autosterili o specie dioiche) è necessaria la presenza di più cultivar all interno del frutteto per assicurare l impollinazione incrociata e la successiva fecondazione. Sarà necessario, quindi, individuare la giusta combinazione tra le varie cultivar e la loro distribuzione all interno del frutteto in funzione dell epoca e della durata della fioritura, della quantità e qualità di polline prodotto, del tipo di impollinazione e della loro validità. Per la scelta della cultivar, oltre che delle caratteristiche climatiche, è necessario disporre di dati relativi alla domanda di frutta del mercato locale, nazionale ed estero, alla possibilità di lavorare e commercializzare il prodotto e alla presenza di strutture per la conservazione e la sua trasformazione. Nel caso di commercializzazione del prodotto fresco è necessario conoscere anche la distanza e il tipo di collegamento con i mercati. Nella scelta della cultivar prevalgono, in generale, i caratteri che riguardano la produttività, l epoca di raccolta, le dimensioni e la forma del frutto, la colorazione dell epidermide e della polpa e la resistenza del frutto ai trasporti e alle manipolazioni. Spesso, purtroppo, vengono trascurati altri aspetti che riguardano la qualità e la sensibilità delle cultivar nei confronti degli stress biotici e abiotici. assolutamente necessario, in caso di cultivar di nuova costituzione o di nuova introduzione, effettuare una valutazione preliminare per almeno 3-4 anni, introducendo in azienda poche piante delle cultivar cui si è interessati: non E01_5_Gestione_del_frut.indd 37 E 25/05/18 17:22

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis