3.2.2 L’inerbimento

a a le, a o. e o ta e e o n e a o le n ae ut io. e e di o e nsi o no e e, o ei oa Gestione del frutteto E 41 Le operazioni condotte con erpici a dischi e fresatrici influenzano negativamente la permeabilità dei suoli. Le lavorazioni diminuiscono anche la portanza del terreno, determinando problemi di transitabilità e di compattazione, soprattutto quando il suolo è bagnato. Questi fenomeni sono più evidenti soprattutto in aree a forte pendenza e in terreni argillosi, influiscono sulla possibilità di effettuare i trattamenti fitoiatrici e la raccolta e determinano zone di suolo asfittico, particolarmente evidenti in corrispondenza della carreggiata. Le lavorazioni del suolo, soprattutto in ambiente mediterraneo, sono causa di perdita di sostanza organica: i suoli mediterranei, spesso costituzionalmente poveri di sostanza organica, vedono così deteriorare le proprie condizioni strutturali con una riduzione della porosità e di tutti i parametri a essa correlati (infiltrazione, riserva idrica, abitabilità, ecc.). Passaggi ripetuti con organi lavoranti tra 10 e 20 cm di profondità possono determinare danni alle radici più superficiali, maggiormente preposte all assorbimento di fosforo, potassio, ferro e calcio, generando nella pianta fenomeni di carenza e dispendi energetici per il rinnovo radicale. Inoltre, in ambiente caldo-arido, le lavorazioni estive del suolo non avrebbero alcun effetto riduttivo sulle perdite per evaporazione rispetto a tecniche di gestione fondate sulla non lavorazione. 3.2.2 L inerbimento. L introduzione di un tappeto erboso in un sistema arboreo può essere oggi largamente giustificata dalla esigenza di migliorarne le prestazioni agroecologiche in termini di maggiore autonomia e stabilità, riduzione degli input esterni e dei rischi ambientali e sanitari. In un frutteto, la fascia erbacea permanente o temporanea incrementa la superficie fotosintetizzante e traspirante intensificando la rete radicale presente nel suolo alle differenti profondità. La presenza di specie erbacee rende il sistema arboreo più complesso e di più difficile gestione rispetto a un sistema sottoposto a lavorazioni continue e/o a diserbo chimico. Le colture di copertura possono, tuttavia, ridurre l erosione di oltre 5-6 volte rispetto alle lavorazioni, in quanto attenuano l azione battente della pioggia, riducono la velocità delle acque di ruscellamento, contengono la compattazione del suolo, prevengono la formazione di crosta sulla superficie, aumentano l infiltrazione dell acqua grazie alle canalizzazioni rilasciate dalle radici morte e alla migliorata attività della micro- e macrofauna. Scelta della copertura vegetale. Nell ambito delle essenze erbacee utilizzabili, le graminacee risultano le piante antierosione per eccellenza. Esse associano alla buona velocità di insediamento, che assicura una rapida copertura del suolo, un elevata persistenza dei residui pacciamanti. Le piante di copertura permanenti o i residui vegetali di quelle autunno-vernine lasciati in superficie (mulching) estendono la funzione antierosiva anche al periodo estivo quando, negli ambienti mediterranei, si verificano precipitazioni a elevato potenziale erosivo. Le leguminose annuali autoriseminanti presentano una notevole capacità di adattamento all ambiente mediterraneo nel quale si sono evolute; inoltre, esse apportano al suolo elevate quantità di azoto biologicamente fissato. Gestione dell inerbimento. In ambiente asciutto e in presenza di ridotte disponibilità idriche è consigliabile un inerbimento temporaneo autunno-invernale con graminacee (orzo, avena) e/o leguminose (veccia, favino) seminate in una fascia di differente ampiezza tra le file o su interfile alternate, in relazione alle disponibilità idriche e ai problemi connessi all erosione. La semina delle essenze viene realizzata in autunno, in concomitanza delle prime piogge, per avere una rapida copertura del suolo e una maggiore competitività con le infestanti. E01_5_Gestione_del_frut.indd 41 E 25/05/18 17:22

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis