3.2.3 Il diserbo chimico

di ea ue, e e iie, a aè e ue e e na o e ro ia a e e e. cma . a pe ), ti aa e Gestione del frutteto E 43 Interramento dei residui. La biomassa prodotta con l inerbimento può essere interrata (sovescio) o lasciata in superficie (pacciamatura). I residui organici, se lasciati sulla superficie del suolo, vanno incontro a processi di decomposizione più lenti rispetto a quelli incorporati nel terreno. Il processo di decomposizione dei residui delle piante è tanto più veloce quanto più ridotte sono le dimensioni dei residui aggiunti. Infatti le ridotte dimensioni aumentano la superficie disponibile alla colonizzazione microbica e all azione degli enzimi. Nei residui a basso C/N ciò comporta un più veloce processo di mineralizzazione netta dell azoto mentre nei residui a elevato C/N si possono verificare fenomeni di immobilizzazione dell azoto minerale del suolo. La dinamica del rilascio dell azoto dai residui vegetali dipende anche dalla porzione di pianta utilizzata e dal grado di essiccazione dei residui. Inerbimento e nutrienti. Le colture di copertura riducono generalmente le perdite d azoto per lisciviazione in quanto diminuiscono la percolazione dell acqua e assorbono i nitrati del suolo. Nel clima mediterraneo tali fenomeni sono particolarmente importanti in autunno e in primavera, quando si possono avere le maggiori perdite per lisciviazione. Le graminacee vernine, caratterizzate da biomassa aerea rilevante e da apparato radicale molto esteso, svolgono con notevole efficienza il ruolo di piante trappola (catch crops) per l azoto minerale del terreno; le crucifere hanno capacità di recupero dell azoto residuale del suolo simili alle graminacee; le leguminose, invece, sono meno efficienti quali piante trappola per l azoto. Inoltre, le diverse forme di azoto rilasciate sono meno suscettibili alla lisciviazione rispetto a quelle provenienti dai fertilizzanti minerali. Nel corso della decomposizione le forme organiche del fosforo, contenute nei residui vegetali, vengono mineralizzate e rese disponibili. I fattori che influiscono sulla mineralizzazione del fosforo sono gli stessi che agiscono su quella dell azoto; il più importante è il suo contenuto relativo nei tessuti vegetali. Nel suolo l immobilizzazione del fosforo si verificherebbe per contenuti, nelle colture erbacee, inferiori allo 0,2% o allo 0,3% della sostanza secca. Le leguminose determinano incrementi in fosforo e potassio assimilabile superiori a quelli determinati da altre specie; tale fenomeno sarebbe da attribuire alle maggiori capacità estrattive del loro apparato radicale. Tra le essenze di copertura, le leguminose presentano la capacità di assorbire anche forme di potassio del suolo difficilmente disponibili e di esplorare orizzonti di terreno molto profondi assicurando il riciclo dell elemento negli strati superficiali. L incremento nella disponibilità potassica dei suoli in seguito al sovescio, in genere, sarebbe anche dovuto all anidride carbonica e agli acidi organici rilasciati dalle piante erbacee che solubilizzerebbero i sali del suolo. In terreni interessati dal sovescio l attività di biodegradazione, accoppiata a un estesa produzione di anidride carbonica, può portare alla dissoluzione dei carbonati di calcio e di magnesio. Le graminacee hanno un elevata efficienza nella riduzione e complessazione del ferro del suolo, sottraendolo ai fenomeni di insolubilizzazione; l azione riducente e chelante si esplica grazie alla produzione di escreti radicali (sideroforo-simili). 3.2.3 Il diserbo chimico. La tecnica del diserbo viene utilizzata nei frutteti in sostituzione delle lavorazioni, principalmente per controllare le erbe infestanti sulla fila. Essa è spesso associata alla lavorazione oppure all inerbimento spontaneo o artificiale dell interfila; il trattamento diserbante interessa in tal modo solo il 20-30% della superficie totale. E01_5_Gestione_del_frut.indd 43 E 25/05/18 17:22

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis