3.2.4 La pacciamatura

E 44 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA GENERALE Il controllo delle infestanti con il diserbo viene adottato soprattutto per le piante in fase di allevamento in quanto la popolazione erbacea può competere fortemente con le piante arboree per l acqua e i nutrienti e, in alcuni casi, anche per la luce. 3.2.4 La pacciamatura. La pacciamatura, in genere effettuata lungo il filare, è realizzabile con film plastici (materiale inerte di sintesi: polietilene, polipropilene e poliestere) o con materiale organico (paglia di cereali, residui verdi, compost, trucioli di legno, trinciato della potatura). La pratica della pacciamatura, pur presentando numerosi vantaggi, ha quale principale inconveniente gli elevati costi di realizzazione e di manutenzione che ne limitano l adozione solo in fase di allevamento. L intensa attività microbica che si determina nell area pacciamata, dovuta alle favorevoli condizioni di temperatura e umidità del suolo associate a ridotti processi di lisciviazione, comporta una maggiore disponibilità di elementi nutritivi rispetto alle aree non pacciamate e lavorate. 3.3 Concimazione e nutrizione del frutteto. Gli obiettivi che la tecnica della concimazione deve perseguire sono la sincronizzazione dell offerta dei nutrienti con la richiesta da parte della pianta, la minimizzazione degli apporti energetici esterni al sistema, il miglioramento della fertilità del suolo e il controllo dell inquinamento ambientale. Per il conseguimento di tali obiettivi è necessaria la conoscenza dell evoluzione della domanda dei nutrienti e delle asportazioni annuali da parte della coltura, nonché dell entità e dei tempi di costituzione e mobilizzazione delle riserve. La minimizzazione degli apporti energetici esterni al sistema può essere perseguita facendo ricorso a tecniche di gestione innovative a elevata compatibilità ambientale. Inoltre, allo scopo di definire le tecniche di concimazione sostenibili più adeguate a uno specifico ambiente, è necessario disporre di affidabili indicatori della fertilità del suolo e dello stato nutrizionale della pianta. 3.3.1 Concimazione pre-impianto. Prima della costituzione di un frutteto è indispensabile eseguire un analisi chimico-fisica del suolo fino alla profondità di 50-70 cm e consultare le carte dei suoli per meglio indirizzare gli interventi. La concimazione va effettuata apportando materiale organico microbiologicamente stabilizzato alle dosi di circa 40-60 t/ha. Nei terreni più sciolti, in cui il processo di mineralizzazione è molto rapido, è preferibile distribuire il materiale organico ogni anno lungo i filari in dosi ridotte (es. 10 t/ha), per limitare le perdite di azoto per lisciviazione. Qualora non sia possibile disporre di materiale organico compostato, è consigliabile procedere, prima della realizzazione del frutteto, alla coltivazione di un essenza erbacea di copertura da interrare o lasciare in superficie in fase avanzata di maturazione. Considerata l alta mobilità dell azoto nel terreno, tale elemento non deve essere apportato in pre-impianto; per quanto riguarda potassio, fosforo, calcio e magnesio, gli eventuali apporti in fase di pre-impianto devono essere determinati in relazione al valore analitico di riferimento. Date le ridotte esigenze dei frutteti durante i primi anni dall impianto, è preferibile non effettuare concimazioni minerali nella fase di pre-impianto, in particolare nei frutteti dotati di impianto di fertirrigazione e in caso di terreni sciolti e/o superficiali. 3.3.2 Esigenze nutrizionali nella fase di allevamento. Gli interventi in questa fase della vita del frutteto devono assicurare un adeguata nutrizione, in grado di stimolare la crescita vegetativa, il rapido completamento della struttura permanente e una rapida entrata in produzione. Gli elementi minerali che nei primi 2-3 anni dall impianto vengono E01_5_Gestione_del_frut.indd 44 25/05/18 17:22 a v c te p m p m ( p tà z in c s a q u le 3 fa N z r n te s tà a q d p ti fr r a è n 3 e n in q z g c

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis