3.4.2 Stima dei consumi idrici della coltura

ci o in ). ili à eri e e nni re Gestione del frutteto E 49 3.4.2 Stima dei consumi idrici della coltura. Il consumo idrico di un frutteto è determinato dalla somma della quantità di acqua evaporata dal terreno e di quella traspirata dalle piante coltivate e dalle altre piante (inerbimento), eventualmente presenti nel frutteto. L evapotraspirazione è, ai fini irrigui, il termine più importante del bilancio idrico. L approccio più usato per la sua determinazione si articola in due fasi: nella prima si stima l evapotraspirazione di riferimento (ETo), nella seconda si applica all ETo il coefficiente colturale (Kc), che tiene conto degli aspetti dello stadio di sviluppo della coltura e del grado di copertura del suolo (Kr) da parte della vegetazione. Il risultato della stima ETc 5 Kc * Kr * ETo esprime il consumo idrico della coltura in esame in condizioni non limitanti. Scelta del Kc. Nel quaderno FAO n. 56 del 1998, il ciclo annuale delle piante è suddiviso in quattro fasi: iniziale, sviluppo, massimo e finale (Tab. 1.12). La lunghezza della fase iniziale è relativamente breve per le piante arboree a foglia caduca. Successivamente, avviene una rapida crescita dell area fogliare che raggiunge i valori massimi tra fine giugno e inizio luglio. Questi valori si mantengono per tutto il mese di ottobre, in cui iniziano i processi di senescenza fogliare, che si completano a dicembre. Negli agrumi e nell olivo l emissione delle nuove foglie inizia generalmente in marzo-aprile e prosegue abbastanza rapidamente fino alla fioritura. L area fogliare massima è generalmente raggiunta in luglio e mantenuta fino all anno successivo. Solo tre valori di Kc sono necessari per la costruzione di una curva stagionale di Kc: il coefficiente colturale della fase iniziale (Kcini ), il coefficiente colturale massimo (Kcmid ) e il coefficiente colturale finale (Kcend ). In Tabella 1.13 si riportano i coefficienti colturali delle colture arboree ripresi dal quaderno n. 56 della FAO. Questi coefficienti integrano l effetto della traspirazione e dell evaporazione dal suolo, per cui qualche aggiustamento può essere necessario per adattarli alle reali condizioni di campo. TAB. 1.12 Coltura Actinidia Agrumi Olivo Drupacee TAB. 1.13 E Suddivisione in fasi del ciclo annuale di specie sempreverdi e caducifoglie (giorni) Fasi Inizio attività vegetativa Iniziale Di sviluppo Massimo Finale Totale Aprile Marzo Aprile Marzo 30 60 30 20 60 90 90 100 120 120 155 120 30 95 90 30 240 365 365 270 Altezza media della pianta (Hm) e coefficiente colturale di diverse specie arboree da frutto nelle tre fasi di crescita del ciclo annuale (Quaderno 56, FAO) Coltura Actinidia Agrumi Olivo Albicocco, pesco, susino, ciliegio Kcini Suolo nudo 0,40 0,70 0,65 0,55 Kcmid Kcend Hm 1,05 0,65 0,70 0,90 1,05 0,70 0,70 0,65 2 4 4 3 0,70 0,77 1,15 0,75 0,77 0,85 4 4 3 Suolo inerbito Agrumi Olivo Albicocco, pesco, susino, ciliegio E01_5_Gestione_del_frut.indd 49 0,75 0,70 0,80 25/05/18 17:22

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis