3.4.4 Durata della stagione irrigua

e o a e ò si e- r a or tti ni o e aisi i s- Gestione del frutteto E 51 3.4.4 Durata della stagione irrigua. Può essere stabilita valutando la riserva idrica utile del terreno esplorato dalle radici, il fabbisogno idrico delle piante e la piovosità. Diversi sono gli strumenti e i metodi che permettono di valutare lo stato idrico del terreno (tensiometri, gessetti, sonda a neutroni, riflettometria nel dominio temporale, ecc.) e delle piante (potenziale idrico fogliare, flusso xilematico, diametro del tronco e/o dei frutti, temperatura delle foglie, ecc.). Si tratta di strumenti e tecniche comunemente impiegati nella sperimentazione, ma che risultano sconosciuti agli operatori agricoli. Nella quasi totalità delle aziende frutticole, l inizio della stagione irrigua viene stabilito in modo empirico e, dunque, dipende dalla preparazione e dalla esperienza dell operatore. Nei terreni profondi, e in assenza di scheletro, possono essere impiegati i tensiometri per la determinazione del primo intervento irriguo. Tali strumenti, però, richiedono un accurata manutenzione affinché i valori indicati siano vicini a quelli reali. consigliabile iniziare la stagione irrigua, in particolare nel caso di metodi irrigui localizzati, quando i tensiometri posti negli strati del terreno maggiormente esplorati dalle radici indicano valori compresi tra 20,07 MPa (olivo) e 20,04 MPa (actinidia, drupacee, ecc.) per i seguenti motivi: l inizio precoce della stagione irrigua consente di conservare, negli strati più profondi e nei punti non interessati dagli erogatori, una sufficiente riserva idrica costituita dalle piogge, dal momento che l assorbimento radicale avviene maggiormente dai punti interessati dall irrigazione, dagli strati superficiali e dalle aree più prossime al tronco delle piante; la conservazione di una certa riserva idrica nel volume di terreno non interessato dall irrigazione è utile, in quanto consente di mantenere attive anche le radici presenti in tali strati; durante il periodo di massimo consumo idrico da parte delle piante (luglio-agosto), è forte anche la domanda di acqua da parte di altri settori produttivi (turismo, industria), che vengono spesso privilegiati rispetto al settore agricolo; per le piante, avere a disposizione in tale periodo la riserva di acqua costituita dalle piogge, significa avere la possibilità di superare senza difficoltà eventuali periodi di mancanza di acqua per irrigazione; le piante difficilmente entrano in stress (soprattutto in terreni con elevata capacità di ritenzione idrica) per effetto di errori nel calcolo dei volumi e dei turni di adacqua mento o a causa di temporanee interruzioni del rifornimento idrico. Nel caso dei metodi irrigui che bagnano tutta la superficie di terreno, il primo intervento può essere ritardato dal momento che, con tali metodi, è possibile ripristinare la riserva idrica in tutto il volume di terreno esplorato dalle radici. In molte aree frutticole italiane, le favorevoli condizioni climatiche per l attività delle foglie e l assenza di apporti idrici naturali rendono necessario il funzionamento dell impianto irriguo, anche nel periodo autunnale. Mantenendo attive le foglie in un periodo in cui in alcune specie (olivo, actinidia, agrumi, pero e melo) è ancora presente il frutto, si facilita l accumulo di sostanze di riserva nei vari organi della pianta. Queste sostanze di riserva esplicano un ruolo importante nell induzione, nella differenziazione delle gemme e nella qualità del fiore, e infine nella resistenza dei diversi tessuti agli abbassamenti termici invernali, contribuendo a una migliore ripresa vegetativa nell anno successivo. Nelle zone in cui esiste il rischio di repentini e precoci abbassamenti termici autunnali è consigliabile, soprattutto negli impianti giovani, abbassare gradualmente l apporto idrico per rallentare l attività delle piante e aumentare la loro resistenza al E01_5_Gestione_del_frut.indd 51 E 25/05/18 17:22

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis