3.5.3 Intensità di diradamento

e oi. a ee o i, u e ti e o. n ti n e- a a a e, a li a. o o ia n no e e li i: n o e e aa e Gestione del frutteto E 57 l intervento viene eseguito troppo tardivamente può non essere in grado di fornire i risultati desiderati. Nel pesco la curva di accrescimento dei frutti può essere usata per definire il momento di esecuzione del diradamento. In questa specie la curva è rappresentata da una doppia sigmoide con tre fasi distinte: durante la I fase, caratterizzata da uno sviluppo esponenziale, avvengono la citochinesi e lo sviluppo del seme; nella II fase, coincidente con una riduzione della crescita, avviene l indurimento del nocciolo e nella III fase si verificano la distensione cellulare e la maturazione del mesocarpo. Di norma il diradamento manuale è eseguito tra la fine della II e l inizio della III fase. L epoca ottimale di diradamento può, tuttavia, non essere strettamente collegata all indurimento del nocciolo per sé, ma piuttosto alle richieste di carboidrati dai frutti. Al fine di garantire la disponibilità di assimilati fin dalle prime fasi di formazione del frutto, il diradamento dovrebbe essere effettuato più precocemente possibile, anche durante la fase di citochinesi, o addirittura in fioritura, soprattutto per quanto riguarda le cultivar a maturazione precoce e precocissima. Nel melo l operazione è prevalentemente chimica. I formulati chimici (NAD, NAA, 6-BA) vanno somministrati in momenti diversi, stabiliti in base al diametro raggiunto dal frutto centrale del corimbo: il NAD, per esempio, viene impiegato alla concentrazione di 50-100 ppm, a 4-6 mm di diametro; l NAA, invece, viene usato a 10-20 ppm, a 10 mm di diametro, mentre il 6-BA è impiegato a 100-200 ppm, a 10-15 mm di diametro. L intervento manuale è eseguito normalmente quando i frutti hanno raggiunto la dimensione di una piccola noce (15-20 mm di diametro), cioè 40-50 giorni dopo la piena fioritura. Nel pero, nelle cultivar e nei casi in cui è opportuno intervenire, il diradamento chimico va eseguito il più precocemente possibile al fine di indurre il massimo sviluppo dei frutti. Nella vite da tavola viene eseguito eliminando i grappoli e una parte del grappolo stesso. I metodi sono basati sull habitus produttivo delle cultivar. Nelle cultivar che producono grappoli di grandi dimensioni viene ridotto il numero degli acini eliminando alcune bacche e parti del rachide stesso. Il diradamento dei grappoli interi viene eseguito soprattutto nella vite da vino, laddove, più che la dimensione delle bacche, si cerca un equilibrio vegeto-produttivo per consentire un accumulo degli zuccheri e quindi aumentare la qualità del vino. In actinidia l operazione di diradamento viene eseguita manualmente sui bocci fiorali o sui giovani frutti laterali dell infiorescenza. Solo recentemente si è osservato che l applicazione di interruttori della dormienza (Dormex o Erger D) è in grado di determinare una riduzione del numero di frutti laterali dell infiorescenza. E 3.5.3 Intensità di diradamento. La quantità di frutti da asportare dipende dalle caratteristiche genetiche della specie e della cultivar e dai risultati economici che si vogliono ottenere. In sostanza, il potenziale produttivo della pianta deve essere preventivamente valutato e a questo deve essere rapportato il numero di frutti da mantenere. Nelle drupacee, in generale, e nel pesco, in particolare, si lasciano più frutti, opportunamente distanziati l uno dall altro, nei rami misti, ben lignificati, portati nelle parti della pianta provviste di un numero maggiore di foglie. Sulle altre formazioni fruttifere (brindilli e dardi) si lasciano pochi frutti, così come sui rami misti portati in posizioni più sfavorevoli della chioma. Inoltre, si eliminano i frutti inseriti a coppia sugli stessi nodi. E01_5_Gestione_del_frut.indd 57 25/05/18 17:22

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis