E.1 FRUTTICOLTURA GENERALE

E 6 PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE - FRUTTICOLTURA GENERALE E.1 Frutticoltura generale 1. Struttura, crescita e ciclo delle piante da frutto le a p c 1.1 Struttura. Richiamando i contenuti di botanica e fisiologia vegetale (®Sezione B), 1 le diverse strutture di una pianta possono essere classificate secondo criteri differenti: per esempio in funzione dell età, della posizione occupata sull albero, della specie sulla quale sono presenti, del tipo di gemme portate o, più frequentemente, considerando contestualmente più criteri. In linea generale, prendendo in considerazione una pianta adulta, possiamo quindi definire tronco (asse primario) la parte lignificata permanente dell albero che può, a maturità e in funzione delle diverse forme di allevamento adottate, persistere e costituire l asse centrale oppure può essere tagliato a un altezza definita e in questo modo formare solo la base di sviluppo dell albero (il tronco rappresenta sempre la struttura più vecchia della pianta). Nel caso di piante con habitus vegetativo naturale, il cosiddetto lianaceo (es. vite, actinidia), allevate secondo specifiche forme di allevamento, la parte permanente della pianta può estendersi anche a una porzione orizzontale lungo il filare indicata come cordone permanente. Sul tronco sono inserite altre strutture lignificate, di 2 o più anni, che prendono il nome di branche (primarie se partono dall asse principale, secondarie se inserite su branche primarie e così via). Le branche, in funzione della forma di allevamento adottata e dell ordine di inserimento, possono persistere sulla pianta oppure essere ciclicamente sostituite con interventi di potatura. Assi lignificati, ma di età inferiore ai due anni, prendono il nome di rami; infine, parti vegetative in attivo accrescimento e quindi ancora verdi e non lignificate, vengono indicate come germogli. Un caso particolare è quello di assi vegetativi inseriti su germogli a loro volta in attivo accrescimento; tali strutture, che prendono origine da gemme neoformate (gemme pronte) e quindi non ibernanti, vengono indicate come germogli anticipati. In base al tipo di gemme presenti sull asse invece possiamo distinguere: rami a legno, quando sono presenti solo gemme vegetative (ovvero gemme in grado di produrre solo foglie o nuovi germogli); rami misti quando vengono portate sia gemme vegetative sia a fiore o a frutto (gemme dal cui sviluppo prenderanno origine fiori, foglie e nuovi germogli). Qualora una struttura vegetativa sia portata in posizione terminale di un asse, prende il nome di allungamento (generalmente germogli o rami di allungamento). Esistono inoltre altri tipi di germogli caratterizzati da una forte attività vegetativa e privi di attitudine riproduttiva, molto vigorosi e a crescita verticale, che possono svilupparsi in varie posizioni sulla chioma: in questo caso prendono il nome di succhioni, mentre se prendono origine dalla parte basale del tronco (ceppaia), si indicano come polloni (in quest ultimo caso spesso prendono origine dal portinnesto). In entrambi i casi queste strutture vanno asportate con la potatura, in quanto competono fortemente per gli assimilati con gli altri organi della pianta e non sono fertili. In alcuni casi molto particolari possono essere conservati, adottando opportune operazioni atte a diminuirne il vigore vegetativo (es. inclinazioni), per cercare di sostituire parti di chioma accidentalmente perse (es. perdita di branche o rami per danni meccanici); tuttavia la procedura è molto lenta e da valutare attentamente. La disposizione delle gemme sugli assi non è casuale, ma dipende dal tipo di specie: in linea generale, nelle Pomacee, le gemme lungo l asse sono a legno, mentre la gemma terminale (portata all apice) è a fiore o mista; nel caso delle Drupacee, invece, la gemma terminale è a legno, mentre 1 g r o d e p d g s s a d p s c E01_1 a 3_Arboricoltura.indd 6 14/06/18 19:00 m in z u d g d q a d a s v s L c c m a u ( p c

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis