1.1 Quiescenza del seme

E 66 Produzioni vegetali arbustive e arboree - Vivaistica frutticola pero, la massima intensità di colore. I semi dovranno poi essere accuratamente separati dalla polpa del frutto, lavati, asciugati e conservati in ambiente arieggiato. 1.1 Quiescenza del seme. Nella maggior parte delle specie arboree i semi, durante la maturazione del frutto, sono soggetti a trasformazioni istologiche e fisiologiche che possono influire, in maniera più o meno accentuata, sulla loro germinazione. Il seme entra cioè in uno stato di quiescenza, di natura diversa in relazione alle cause che lo determinano, e non può germinare, nemmeno in condizioni ambientali favorevoli. Alcuni dei più frequenti fattori di quiescenza sono rappresentati dalla presenza di tegumenti molto duri, impermeabili all acqua e resistenti alla rottura. Una condizione fondamentale per la germinazione è che il seme possa essere imbibito facilmente dall acqua (necessaria per attivare i processi metabolici) e che l embrione, durante il suo accrescimento, fuoriesca facilmente dai tegumenti che lo rivestono. Per specie con semi a tegumenti molto duri, come alcune drupacee, questi ostacoli possono essere superati ricorrendo a interventi di scarificazione che provocano incisioni o rotture profonde sull involucro stesso, riducendone la resistenza meccanica e rendendolo permeabile all acqua. Si può ricorrere dunque a una scarificazione meccanica oppure a trattamenti con acqua calda o con acidi o soluzioni alcaline. La vera e propria quiescenza dell embrione è di natura fisiologica ed è indotta da ormoni endogeni sintetizzati nei tessuti del seme durante la maturazione del frutto. La lunghezza e l intensità dello stato di quiescenza sono mediati dal bilancio fra ormoni inibitori e promotori della crescita come le gibberelline, le citochinine, l etilene e l acido abscissico. Quest ultimo sarebbe il principale responsabile nell indurre la quiescenza dell embrione, mentre le gibberelline sono indicate come gli ormoni maggiormente coinvolti nel controllo e nella stimolazione della germinazione. Anche le citochinine e l etilene svolgerebbero un ruolo non secondario nel promuovere l attività del seme. 1.2 Stratificazione. Il superamento della quiescenza embrionale può avvenire più o meno velocemente in relazione alla rapidità con cui il bilancio ormonale si modifica a favore dei promotori della crescita. Questo stato fisiologico è favorito, in natura, dalle basse temperature del periodo invernale; il processo cui i semi vanno incontro è noto come vernalizzazione. Nelle zone in cui i valori della temperatura invernale si mantengono per un periodo sufficientemente lungo poco al di sopra di 0 °C, i semi possono essere messi a dimora direttamente nel letto di semina dove, in primavera, la germinazione potrà avvenire senza particolari difficoltà. Se invece l inverno è caratterizzato da temperature troppo elevate o troppo basse (con rischio di danni permanenti), è necessario ricorrere alla stratificazione, procedura con la quale i semi vengono sottoposti a un periodo di bassa temperatura controllata (compresa fra 2 e 10 °C) e in condizioni di elevata umidità, in modo da favorire anche l imbibizione dei tegumenti. I semi vengono posti in strati alternati a sabbia, o terreno umido, in casse di legno conservate in cella frigorifera. La durata della stratificazione varia a seconda della specie: 3-4 settimane per l albicocco, 2 mesi per il melo, 3 mesi per pesco, pero e ciliegio. 1.3 Trattamenti con regolatori di crescita. Il processo germinativo può essere favorito e accelerato mediante trattamenti preventivi a base di regolatori di crescita: per esempio, un immersione in acido gibberellico a concentrazioni comprese tra E02_1_Vivaistica_frutt.indd 66 25/05/18 17:25 2 fi r e 1 p q to s s d tr a p s fa e te 1 z in fr c c n c p n p p P s c m fi p tr c s s te

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis