1.5 Semina

E 68 Produzioni vegetali arbustive e arboree - Vivaistica frutticola Dopo la formazione delle prime foglie, le piantine vengono trapiantate singolarmente in piccoli contenitori e mantenute per alcuni giorni in serra, dove si lasciano crescere per un certo periodo prima del trasferimento all esterno. In questo modo la gestione delle piantine in attesa delle condizioni climatiche ottimali per il trasferimento all esterno è più agevole, la presenza del pane di terra riduce lo shock da trapianto e l attecchimento e la ripresa di accrescimento risultano favoriti. La temperatura è tra i fattori che più influenzano il processo di germinazione. Il valore ottimale per le specie arboree da frutto oscilla intorno a 15-20 °C; valori troppo elevati possono indurre una quiescenza secondaria. In alcuni casi, una temperatura alternante fra giorno e notte (con una differenza di circa 10 °C) ha fornito risultati migliori rispetto a una temperatura uniforme, applicata in condizioni artificiali. Il seme viene di norma interrato e quindi non è soggetto all effetto dell illuminazione durante la germinazione. Il ruolo della luce diventa però molto importante dopo la fuoriuscita del semenzale dal terreno: in questo periodo un intensità luminosa relativamente elevata è necessaria per produrre piantine vigorose e resistenti alla fase di trapianto. Laddove occorre, si può ricorrere all illuminazione supplementare per aumentare l intensità della luce o il fotoperiodo. Durante la permanenza dei semi e delle piantine nel semenzaio e nel nestaio è necessario controllare lo sviluppo delle erbe infestanti e lo stato idrico del substrato; è inoltre importante diradare o trapiantare (ripicchettatura) le piantine nel nestaio, se troppo fitte, e tenere sotto controllo il loro stato sanitario. 1.6 Embriocoltura. una tecnica che permette di far maturare e germinare gli embrioni che al momento della maturazione del frutto non hanno ancora completato, dal punto di vista istologico e fisiologico, il loro accrescimento e sarebbero quindi incapaci di svilupparsi ulteriormente. Inoltre essa mette in condizione l embrione di superare più rapidamente la quiescenza fisiologica favorendo una più precoce germinazione e consente all embrione gamico di sopravvivere in semi poliembrionici di agrumi. stata utilizzata principalmente nel lavoro di miglioramento genetico del pesco e degli agrumi e consiste nel far sviluppare gli embrioni in vitro, dopo accurata sterilizzazione, su substrati contenenti macroelementi, microelementi e saccarosio in condizioni ambientali controllate, grazie alle quali l embrione zigotico può completare la differenziazione dei tessuti e germinare. E.2 2 p p c r d g p r g n d r c d a 2 n s 2 v u m H 2 p r m d v 2. Propagazione agamica Le specie arboree da frutto sono caratterizzate da un elevata eterozigosi come conseguenza del fatto che la maggior parte di esse è soggetta a fecondazione incrociata. Caratteri di pregio presenti in una determinata pianta sarebbero persi con la propagazione per seme. Le tecniche di propagazione vegetativa, al contrario, consentono di trasferire le caratteristiche genetiche della pianta madre nelle nuove piante ottenute che saranno anche omogenee fra loro. Questa duplicazione genetica è nota con il termine di clonazione e l insieme di piante ottenute costituisce un clone. Nei frutteti moderni l impiego di materiale clonale è dunque una prerogativa dalla quale non si può prescindere in vista di ottenere il massimo successo dell impianto. La propagazione vegetativa è resa possibile grazie alla capacità di alcuni tessuti della pianta di differenziare radici avventizie. Varie tecniche, basate su procedure diverse, sono state messe a punto negli ultimi decenni. E02_1_Vivaistica_frutt.indd 68 25/05/18 17:25 Fig. 2.2

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis