1.2 Crescita vegetativa

), i: a o a e aa a o e e e e e o, di ee o e n ne e e e ii, e i e lia a li e a e CRESCITA VEGETATIVA E 7 le gemme a fiore sono generalmente posizionate lungo l asse. Alcune formazioni di più anni (branche) sono caratteristiche delle diverse specie e vengono indicate con nomi particolari. Nelle drupacee, per esempio, troviamo strutture lignificate di più anni, ma caratterizzate da accrescimento molto ridotto. 1.2 Crescita vegetativa. L aggregazione fra le diverse componenti definisce la forma naturale dell albero (indicata come habitus vegetativo ), quindi non modificata da interventi esterni. In particolare, il portamento della pianta è il frutto delle interrelazioni che si instaurano fra gemme portate in posizioni diverse. La gemma terminale di un asse occupa una posizione preminente: esercita infatti un controllo sulla velocità di crescita e sulla lunghezza del germoglio apicale (quindi quello sotteso dalla stessa gemma apicale), sul numero e sulla posizione delle gemme in grado di schiudere e dare a loro volta germogli, sulla lunghezza dei germogli laterali e sull angolo formato da questi ultimi con l asse sul quale sono inseriti. La gemma terminale, quindi, localizzata all apice di un asse, rappresenta il sito di crescita (vegetativa) principale ed è in grado di mantenere allo stato dormiente le gemme laterali (o ascellari, in quanto si sviluppano alla base dell inserzione di una foglia). La zona in cui la foglia e la gemma sono inserite sull asse viene indicata come nodo. E 1.2.1 Dominanza apicale. Il fenomeno per cui si instaurano rapporti di gerarchia fra gemme in posizione diversa prende il nome di dominanza apicale (o inibizione correlativa) ed è alla base del portamento naturale dell albero e della risposta alle diverse operazioni colturali e manipolazioni della chioma. Si ritiene che il processo sia mediato da un segnale ormonale, nel quale un ruolo di primaria importanza è svolto dalle auxine e dalle citochinine. In linea generale, il fenomeno riveste il significato ecologico di promuovere lo sviluppo della vegetazione in posizioni favorite per l intercettazione della luce e, contestualmente, meno soggette all ombreggiamento; infatti la crescita dei germogli nelle parti terminali degli assi si trova in posizione favorevole. opportuno sottolineare, tuttavia, che l obiettivo finale della gestione di un frutteto risiede, come si è già ricordato, nel raggiungimento e successivo mantenimento di un equilibrio fra attività vegetativa e riproduttiva; dunque, condizioni molto favorevoli per la crescita dei germogli comporteranno, di conseguenza, una contestuale riduzione dell attitudine produttiva dell asse e della pianta nel suo complesso. Naturalmente, l intensità con cui si manifesta la dominanza apicale dipende dalle caratteristiche genetiche del materiale considerato e quindi dalla specie in coltura. Le condizioni di dominanza apicale inoltre condizioneranno non solo il potenziale vegetativo, ma anche e soprattutto le modalità di crescita, ovvero come la vegetazione si distribuisce nelle diverse parti della chioma, definendo il gradiente di vegetazione . Le diverse piante arboree da frutto sono caratterizzate da gradienti di vegetazione e, di conseguenza, da architetture specifiche. Per esempio, in pesco e olivo è privilegiata la crescita vegetativa prevalentemente nella parte basale degli assi (basitonia), mentre in melo e ciliegio è favorito l accrescimento delle strutture vegetative presenti nella parte apicale (acrotonia). Nel dettaglio, i principali elementi che regolano l architettura di un albero sono: la lunghezza degli internodi, o distanza fra l inserzione di due gemme (o foglie) successive sull asse; l angolo di inserzione dei laterali sull asse; la posizione preferenziale dove si sviluppano i nuovi germogli (base o apice) e, infine, la velocità di crescita o vigore vegetativo. E01_1 a 3_Arboricoltura.indd 7 14/06/18 19:00

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis