2.4 Margotta di ceppaia

E 70 Produzioni vegetali arbustive e arboree - Vivaistica frutticola 2.4 Margotta di ceppaia. Si ottiene ponendo a dimora in terreno sciolto e ben fertilizzato barbatelle di un portinnesto destinate a costituire le piante madri (ceppaie) (Fig. 2.4). Queste vengono disposte in file distanti circa 1-1,5 m e 40-50 cm sulla fila. Dopo il primo anno di accrescimento e prima della ripresa vegetativa, le barbatelle vengono recise poco al di sotto del livello del terreno in modo da favorire la formazione di germogli avventizi. Quando questi hanno raggiunto un altezza di circa 10-15 cm, vengono ricoperti alla base con terreno sciolto; una seconda rincalzatura sarà effettuata con i germogli di circa 25-30 cm, facendo in modo che il tratto complessivamente interrato sia almeno di 20-25 cm. La formazione di radici avventizie è favorita dall eziolamento dei tessuti nella porzione interrata dei germogli, dove si ha una minore differenziazione dei tessuti e probabilmente accumulo di auxine naturali. Adeguati interventi di irrigazione, trattamenti antiparassitari, concimazione e controllo delle erbe infestanti sono alla base di un soddisfacente accrescimento. Alla caduta delle foglie le nuove barbatelle, dopo essere state scalzate, vengono prelevate tagliandole al di sotto del nuovo sistema radicale e, prima della ripresa vegetativa, sono trapiantate nel nestaio. Una tecnica interessante, sperimentata con alcuni portinnesti, consiste nell innestare i germogli a gemma dormiente prima del loro distacco dalla ceppaia. Oppure, le barbatelle di maggiori dimensioni possono essere innestate a marza (innesto al tavolo ) a fine inverno e, dopo un sufficiente periodo di forzatura per favorire l attecchimento dell innesto, trapiantate in campo. Con queste tecniche è possibile ottenere l astone in due anni soltanto, compreso quello per produrre la barbatella (il portinnesto), anziché in tre come previsto dalla procedura standard. La margotta di ceppaia è una tecnica largamente utilizzata per la produzione di portinnesti clonali di melo e di cotogno. L impianto ha una durata biologica di circa 15-20 anni, ma ha l inconveniente di non adattarsi adeguatamente alla dinamica del mercato, essendo la produzione di barbatelle piuttosto costante nel tempo. Fig. 2.4 Margotta di ceppaia. 2.5 Propaggine di trincea. Dal punto di vista operativo è del tutto simile alla margotta di ceppaia; la maggiore differenza consiste nel fatto che i nuovi germogli non hanno origine avventizia, ma da gemme ascellari situate sui rami della pianta madre. Questa viene inizialmente piantata con una inclinazione di circa 30-45° e fissata orizzontalmente al terreno all interno di una trincea profonda circa 10 cm (Fig. 2.5). una tecnica che si adatta a specie provviste di scarsa attitudine a produrre germogli avventizi. Fig. 2.5 Propaggine di trincea. E02_1_Vivaistica_frutt.indd 70 25/05/18 17:25 2 te v s a m d z fa p la s s p b u d d m s tu c e r v c p l d la d b r c b la tu to r r p c ta s s

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis