2.6.1 Talea legnosa o erbacea

E 72 Produzioni vegetali arbustive e arboree - Vivaistica frutticola Successivamente si esegue un trattamento con un prodotto rizogeno a base di auxine, quali l acido indolbutirrico (IBA) o l acido naftalenacetico (NAA), mentre l acido indolacetico (IAA) trova minore applicazione poiché è maggiormente soggetto a deterioramento durante l impiego. Non sempre il trattamento rizogeno garantisce un elevata radicazione; la sua efficacia dipende dal grado di predisposizione naturale delle talee a radicare: quanto più questa è elevata in un determinato momento, tanto maggiore sarà l effetto del trattamento. Altri fattori di variabilità sono rappresentati dalla specie, dal tipo di talea (erbacea, semilegnosa, legnosa), dal periodo dell anno, dalla profondità di trattamento (in generale si immerge la porzione basale della talea nella soluzione auxinica per circa 1 cm), ecc. La durata del trattamento varia in relazione alla concentrazione prescelta: a concentrazioni inferiori a 500 ppm il trattamento può essere applicato per diverse ore (fino anche a 12-24 ore), mentre a concentrazioni di 3.000-5.000 ppm un trattamento di 1-5 secondi è più che sufficiente per stimolare il processo rizogeno. Le concentrazioni più utilizzate nella pratica vivaistica oscillano fra 1.000 e 5-7.000 ppm. La scelta della concentrazione dipende dalla capacità rizogena del genotipo e dal tipo di talea (erbacea o legnosa). Le auxine, infatti, essendo insolubili in acqua, vengono disciolte in alcol etilico, la cui concentrazione nella soluzione idroalcolica può essere più o meno tossica per i tessuti di una talea erbacea o semilegnosa: per talee legnose la soluzione può contenere fino al 50% di alcol, ma per tessuti più giovani la proporzione di quest ultimo componente dovrà essere sicuramente inferiore. Per preparare, per esempio, 100 ml di soluzione idroalcolica di IBA a 2500 ppm, si sciolgono accuratamente 250 mg di auxina in circa 25-30 ml di alcol etilico (al 96%) e si porta a volume con acqua distillata. possibile ridurre la proporzione di alcol etilico sostituendone una parte con glicerina. Un alternativa è offerta dal sale di potassio dell auxina che è totalmente solubile in acqua. Vari formulati del sale sono reperibili in commercio oppure si possono preparare sciogliendo la quantità prestabilita di auxina in alcune gocce di idrato di potassio (1 N) e portando a volume con acqua distillata. da rilevare, però, che la soluzione idroalcolica, pur con i rischi di tossicità sopra citati, può risultare talvolta più efficace sulla rizogenesi grazie al più attivo trasporto dell auxina all interno dei tessuti da parte dell alcol. Un altra procedura di trattamento si basa sull impiego di preparati polverulenti a base di talco; in questo caso una determinata quantità di auxina viene sciolta in acetone (in eccesso), al quale sarà aggiunto il talco necessario per ottenere una determinata concentrazione di auxina. Dopo accurato rimescolamento della mistura semiliquida, l acetone viene lasciato volatilizzare completamente e il preparato è pronto per essere usato. Si dovrà avere cura di bagnare preventivamente con acqua distillata la base della talea o il preparato stesso in modo da favorire l adesione del talco ai tessuti. Le talee vengono poi piantate per circa 1/2-1/3 della lunghezza nel substrato di radicazione, a distanza variabile (2-3 cm) in funzione della presenza e della dimensione delle foglie. Il tipo di substrato si differenzia in relazione alla tecnica di propagazione che si intende utilizzare (riscaldamento basale o nebulizzazione) e può essere rappresentato da sola perlite o da perlite in miscela con torba. 2.6.1 Talea legnosa o erbacea. La procedura da seguire nelle fasi successive varia in funzione del tipo di talea (legnosa o erbacea). Nel caso di talea legnosa di una specie caducifoglia prelevata nel periodo autunno-invernale, il processo rizogeno risulta notevolmente avvantaggiato sottoponendo le talee alla tecnica del riscaldamento basale. Questa consiste nel mantenere la temperatura alla base delle talee intorno a 20°C: in E02_1_Vivaistica_frutt.indd 72 25/05/18 17:25 ta fa fi d o p lo s e n g s s li g d s m e r c q fo è s 2 z m r p a v s l c s tà v c d p p e

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis