2.6.3 Trapianto e acclimatamento

E 74 Produzioni vegetali arbustive e arboree - Vivaistica frutticola 2.6.3 Trapianto e acclimatamento. Il trapianto delle talee radicate, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, va effettuato con grande cura poiché le radici neoformate sono molto fragili e facilmente soggette a danneggiamenti durante la fase di estirpazione dal substrato di radicazione e durante quella di trasferimento in quello di trapianto. Il rischio di danni può essere ridotto anticipando il trapianto delle talee quando le radici non sono ancora esternamente visibili o lo sono sotto forma di piccoli primordi radicali. Oppure, il trapianto può essere effettuato quando le radici hanno raggiunto un più elevato grado di differenziazione, oltre il quale aumenta la resistenza meccanica dei tessuti. Le talee legnose di specie caducifoglie radicate nel periodo invernale con il riscaldamento basale possono essere trasferite direttamente in campo in primavera e in condizioni ambientali idonee. Con la nebulizzazione, invece, le talee radicate devono essere opportunamente acclimatate prima del loro trasferimento all esterno: infatti, a causa dell elevata e costante umidità relativa del tunnel di radicazione, gli stomi sono soggetti a un rallentamento nei meccanismi di chiusura, in conseguenza dei quali le foglie, una volta trasportate all esterno del tunnel, perderebbero rapidamente acqua per traspirazione. Le talee devono quindi essere sottoposte a una graduale riduzione dell umidità relativa, per permettere ai tessuti di riadattarsi alle condizioni ambientali esterne. Una procedura efficace consiste nel distanziare, al termine del periodo di radicazione, l erogazione dell acqua di nebulizzazione per periodi sempre più lunghi oppure nel ricorrere a serre di acclimatazione, od ombrari corredati di nebulizzazione, dove le talee vengono mantenute per alcuni giorni prima di essere trasferite in campo. In questo caso esse devono essere trapiantate in contenitore, in un substrato costituito, per esempio, da torba e materiale drenante dove l apparato radicale può iniziare ad accrescersi. Nella pratica vivaistica delle specie arboree da frutto, l allevamento delle talee radicate avviene di norma in campo dove si applicano le procedure per la formazione dell astone; raramente si ricorre all allevamento in contenitore. Recentemente alcune aziende vivaistiche hanno sottolineato i vantaggi di questa tecnica di allevamento, similmente a quanto già realizzato nel vivaismo ornamentale. Utilizzando portinnesti di melo selezionati, ottenuti da margotta di ceppaia, innestati al tavolo , trasferiti in contenitore e mantenuti in ambiente protetto con reti antigrandine, irrigazione a goccia, fertirrigazione e nebulizzazione climatizzante, è stata dimostrata la possibilità di ottenere, in un solo anno, astoni di elevata qualità, provvisti di un maggior numero di gemme a fiore e capaci di produrre frutti già al primo anno dall impianto. Il caso più frequente è però quello di trapiantare i portinnesti in campo, in condizioni ambientali appropriate, in file distanti circa 80-100 cm e a 20-25 cm sulla fila. Se quest ultima operazione viene effettuata, per esempio, in primavera e alla fine dell estate (tra fine agosto e inizio settembre), il portinnesto può aver raggiunto una dimensione sufficiente per essere innestato a gemma dormiente. Nel caso contrario, l innesto sarà posticipato di un anno. Durante il periodo di allevamento del portinnesto e dell astone, dovranno essere effettuate le varie operazioni colturali quali la concimazione, l irrigazione, la lotta alle erbe infestanti, ai patogeni e ai parassiti. Inoltre, in specie o cultivar caratterizzate da scarsa capacità a produrre rami anticipati, è possibile intervenire con trattamenti a base di citochinine e acido gibberellico i quali, riducendo la dominanza apicale, favoriscono la chiusura delle gemme e la formazione di germogli laterali. Il trattamento va effettuato quando il germoglio principale è alto circa 60-80 cm. Un effetto simile può essere ottenuto mediante un intervento manuale di cimatura. E02_1_Vivaistica_frutt.indd 74 25/05/18 17:25 2 d z to in c u a c tr n te m m tr in v e c a s fo s g s ( a r s s m v d n d te d n p p v p a p tu

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis