2.8.1 Innesti a gemma

eo nm a e a ro ro ao di ini o poa ra ae e e o o à e) a e io si o r e ù io o a Propagazione agamica E 77 maggiore resistenza a eventuali patogeni presenti nel suolo o che vivono sull apparato radicale. Inoltre, in alcune specie, come il melo, l innesto su soggetti a ridotta vigoria consente di controllare la crescita della pianta e quindi le dimensioni della chioma, il cui contenimento è particolarmente importante nella costituzione dei moderni frutteti a elevata densità di impianto. Infine, l innesto può essere applicato per sostituire cultivar superate dal punto di vista agronomico e commerciale (reinnesto), senza dover ricorrere al reimpianto, oppure per recuperare piante danneggiate da eventi parassitari e meteorologici o per anticipare la fase di maturità in piante ottenute da seme. Con l operazione di innesto i due bionti devono unirsi tra loro in modo stabile e duraturo nel tempo e garantire la traslocazione dei nutrienti e degli elaborati dalle radici alla chioma e viceversa. Quanto più i bionti hanno uno stretto grado di parentela genetica e sono botanicamente vicini fra loro, tanto maggiore è l affinità dei tessuti e la capacità di saldarsi efficacemente. Prescindendo dai vari tipi di incompatibilità d innesto e dai variegati sintomi che ne derivano, può essere sufficiente ricordare che non vi sono problemi di attecchimento quando i due bionti appartengono alla stessa specie, anche se di origine clonale diversa. L innesto fra specie diverse appartenenti a uno stesso genere, invece, può talvolta portare a problemi di affinità biologica. La saldatura dei tessuti è influenzata da fattori ambientali quali la temperatura, l umidità e la presenza di ossigeno; in generale, una temperatura oscillante fra 15 e 25°C può essere ritenuta ottimale. L umidità ha la funzione di mantenere le cellule turgide, in modo da favorire la formazione del callo, che rappresenta la prima fase indispensabile per l attecchimento dell innesto. La rapida divisione cellulare che avviene nel punto di innesto richiede, infine, un elevata attività respiratoria che sarà sostenuta da una sufficiente presenza di ossigeno (aria). Una volta formato il callo, le cellule parenchimatiche a contatto del cambio del nesto e del portinnesto, sotto stimoli del cambio stesso, iniziano progressivamente a differenziarsi dando origine prima a un tessuto cambiforme , poi al cambio vero e proprio, grazie al quale viene ricostituita la connessione del sistema vascolare fra nesto e portinnesto. Molteplici sono i tipi di innesto oggi utilizzati nel vivaismo frutticolo; quello per approssimazione, poco usato, consiste nel porre a intimo contatto le zone cambiali delle due piante da innestare e nel separare il nesto dalla pianta madre ad attecchimento avvenuto. Molto diffusi sono invece gli innesti a gemma e a marza. E 2.8.1 Innesti a gemma. L innesto a gemma prevede l asportazione di una porzione di corteccia, talvolta anche di legno, comunque comprendente una gemma a legno (Fig. 2.8). Si distinguono innesti a gemma dormiente e a gemma vegetante; a quest ultimo tipo appartiene anche il così detto innesto di giugno. A B C D Fig. 2.8 Innesti a gemma: a scudo (A), a pezza (B), ad anello (C), alla maiorchina (D). E02_1_Vivaistica_frutt.indd 77 25/05/18 17:25

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis