SEZIONE E

E 8 PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE - FRUTTICOLTURA GENERALE Per quanto riguarda la lunghezza degli internodi, anche nell ambito di una stessa pianta questa non è costante, ma può variare in funzione dell epoca nella quale si sviluppa il germoglio (es., in primavera gli internodi sono tendenzialmente più lunghi che in piena estate), oppure in relazione ad alcuni fattori ambientali come la disponibilità idrica o nutrizionale (azoto). La lunghezza degli internodi tipica di una cultivar può essere inoltre modificata dall interazione con il portinnesto; per esempio, nel caso del melo e più recentemente del ciliegio, esistono portainnesti in grado di modificare drasticamente il potenziale vegetativo dell albero inducendo lo sviluppo di internodi molto ravvicinati. In relazione all angolo di inserzione dei germogli che, a sua volta, condiziona la disposizione nello spazio degli assi, anche in questo caso esiste un attitudine nelle singole specie a produrre germogli con angoli di inserzione più o meno ampi: per esempio il ciliegio e il pero tendono naturalmente a sviluppare nuovi assi con angoli ridotti rispetto a quelli sui quali sono inseriti. Nell ambito di una stessa specie, tuttavia, può manifestarsi una certa variabilità relativamente a questo carattere; un caso esemplificativo è rappresentato da diversi gruppi di cultivar di melo che mostrano portamenti fra loro dissimili, sebbene la specie nel suo complesso presenti un gradiente di vegetazione acrotono. Infatti, cultivar spur presentano una forma tendenzialmente basitona mentre, al contrario, cultivar come Fuji e Granny Smith appaiono marcatamente acrotone. Allo stesso modo, nell ambito di una specie come il pesco, che mostra comunemente un attitudine basitona, esistono genotipi che presentano portamenti anche molto diversi fra loro (es. a sviluppo colonnare o piangente). L angolo di inserzione dei laterali condiziona anche l attitudine vegetativa degli stessi; in particolare, più in verticale si sviluppa un asse, maggiore sarà il suo vigore vegetativo e, viceversa, minore sarà l attitudine a formare fiori e frutti. Ciò comporta delle conseguenze relativamente all habitus dell albero: infatti la presenza dei frutti induce un appesantimento degli assi e una tendenziale apertura degli angoli di inserzione, quantomeno delle strutture più giovani. Durante la vita dell albero, quindi, si assiste naturalmente a un evoluzione della forma: prevalentemente assurgente e con elevato potenziale vegetativo nello stadio di giovanilità (periodo caratterizzato da un intrinseca incapacità di differenziare fiori) o nelle fasi successive all impianto, quando l albero deve ancora sviluppare le strutture che porteranno la produzione. Durante il periodo seguente, per i motivi sopra descritti, gli angoli di inserzione degli assi tendono ad aumentare e le piante assumono un portamento più aperto. Tale tendenza si farà più marcata durante le fasi di maturità e, infine, durante la senescenza sarà accompagnata da una ridotta capacità di crescita vegetativa e quindi il rinnovo delle strutture risulterà sempre minore, con uno sviluppo stentato fino alla morte dell albero. Dominanza apicale e potatura. In base a tali considerazioni si possono quindi for- mulare alcune previsioni di comportamento: se due laterali presentano analoghe caratteristiche di vigoria, di angolo di inserzione e di posizione sull asse, probabilmente si svilupperanno in modo analogo; se invece uno dei due, a parità delle altre condizioni, presenta un angolo di inserzione più acuto avrà maggiori potenzialità di crescita vigorosa. D altro canto, nel caso in cui due laterali presentino vigoria e angolo di inserzione analoghi, ma siano posti a distanze diverse dall apice, quello portato in posizione più apicale avrà maggiori potenzialità di crescita rispetto a strutture presenti alla base dell asse. Infine, anche la vicinanza a una struttura gerarchicamente di ordine superiore favorisce la crescita vegetativa; per esempio, più un laterale è prossimo all asse centrale E01_1 a 3_Arboricoltura.indd 8 14/06/18 19:00 ( L s p o d u la a d tu ta s u r n d s g d c s la u in c a c s s v A tu c in b in d 1 c ti d fl

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis