E.3 FRUTTICOLTURA SPECIALE

Pomacee - MELO E 81 E.3 Frutticoltura speciale 1. Pomacee 1.1 Melo. Il melo appartiene alla famiglia delle Rosaceae e come il pero, il cotogno e il nespolo sono qui raggruppate (su base agronomica) nelle Pomacee (da pomo). Il centro di origine del melo (Malus 3 domestica Borkhausen) si trova nel sud-ovest della Cina. Una delle forme selvatiche (Malus sieversii ) dalle zone montane del Centro Asia si diffuse in Europa, dove diede origine al melo selvatico europeo, Malus silvestris. Sempre nella zona centro-asiatica si sviluppò un altro ceppo selvatico, il melo caucasico, Malus orientalis. Entrambi contribuiscono in maniera fondamentale alla formazione del melo coltivato. Altre forme selvatiche, come Malus floribunda e Malus zumi, vengono utilizzate nel miglioramento genetico per ottenere varietà resistenti a patogeni (es. la ticchiolatura e l oidio del melo). La coltivazione del melo risale al 6500 a.C. in Anatolia. In seguito si diffuse largamente grazie ai Persiani (500 a.C.), ai Greci (300 a.C.) e ai Romani (100 d.C.). Nella parte settentrionale dell Europa il melo si diffuse nel primo Medioevo attraverso i monasteri e i giardini dei castelli. Già nel XVII secolo erano note più di 120 cultivar, che nel 1826 erano aumentate a circa 1.200. Oggi la diversificazione si sta riducendo in maniera sensibile e la maggior parte della produzione mondiale è costituita da meno di 10 cultivar. Diverse banche del germoplasma in vari Paesi rendono accessibili oltre 5.800 varietà, garantendo la conservazione delle risorse genetiche. La mela è il frutto preferito nelle zone temperate e la produzione mondiale ha subito un forte aumento negli ultimi decenni rispetto ad altri frutti da consumo fresco (Tab. 3.1) La globalizzazione del commercio e l apertura di nuovi mercati favoriscono l espansione della coltivazione del melo in zone dove le condizioni ambientali sono più favorevoli. L introduzione di nuove varietà, con maggiore adattabilità alle alte temperature (es. Granny Smith, Fuji, Cripps Pink), e la diffusione dell irrigazione hanno permesso l estensione della coltura del melo anche in Paesi a clima più caldo. In Europa, dopo un periodo di stabilità e di successiva riduzione della superficie coltivata, si sta notando una lieve ripresa TAB. 3.1 E Dati storici sull evoluzione della produzione mondiale dei frutti più importanti (1979-81, 1989-91, 1999-01) (media annua, in 1.000 tonnellate) Frutto 1979-81 (1.000 t) 1/2* % 1989-91 (1.000 t) 1/2** % 1999-01 (1.000 t) Mele Pere Altri fruttiferi Totale fruttifero Uva Totale agrume Totale frutto tropicale Piccoli frutti Totale generale (senza mele) 34.362 8.592 14.589 57.543 66.106 59.321 90.206 2.487 275.663 241.301 1 15,6 1 10,9 1 17,9 1 15,5 2 11,6 1 29,9 1 17,9 1 34,3 1 13,1 1 12,7 39.724 9.529 17.203 66.456 58.457 77.073 106.316 3.340 311.642 271.918 1 50,8 1 73,2 1 79,8 1 61,5 1 8,2 1 36,8 1 49,7 1 49,9 1 41,2 1 39,8 59.894 16.504 30.926 107.324 63.227 105.451 159.115 5.007 440.124 380.230 * Aumento in % tra la produzione media del 1979-91 e quella del triennio 1989-91. ** 1989-91/1999-01. Fonte: D. O Rourke, 2003. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 81 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis