1.1.2 Propagazione

inn erò Pomacee - MELO E 85 essere trasportato dal vento. L impollinazione nel melo è entomofila e necessita di insetti pronubi (api, bombi), che vengono attirati dal nettare e dal colore dei petali. Per garantire un ottima impollinazione dei fiori (nel melo basta ca. un 5% di fiori allegati per garantire una produzione soddisfacente), è necessaria la presenza di una varietà impollinante con una percentuale variabile del 5 a 20% e di due arnie di api per ettaro. I vari organi della pianta sono in continua concorrenza nutrizionale. L equilibrio fisiologico è lo stato nel quale tutti gli organi raggiungono un adeguato nutrimento, si manifesta in una crescita non eccessiva dei germogli (20-30 cm) e in un induzione di gemme miste nell ordine del 50-80%. La conseguenza di squilibri fisiologici consiste nella produzione ad anni alterni (alternanza), con frutti di calibro eccessivo, e poco conservabili nell anno di scarica, mentre nell anno di carica i frutti sono piccoli con qualità intrinseca scarsa. Questa è dovuta al fatto che l anno di carica i semi producono molte gibberelline, che essendo ormoni antiflorigeni, riducono la differenziazione a fiore. L indice di alternanza di una varietà si esprime con il coefficiente di variazione (CV 5 s/x * 100) calcolato sulla media (x) e sulla varianza (s) della produzione nelle diverse annate: valori inferiori a 25 indicano bassa alternanza, valori compresi tra 25 e 50 media alternanza, oltre 50 indicano alta alternanza. E 1.1.2 Propagazione. La propagazione del melo avviene normalmente per via agamica; questo garantisce una discendenza omogenea e identica alla pianta di partenza. La propagazione gamica (per seme) si usa nel miglioramento genetico e nella produzione di portinnesti franchi (es. Graham s Jubil umsapfel, Bittenfelder S mling). La specie melo presenta una scarsa attitudine rizogena e quindi è necessario ricorrere a combinazioni bimembri con portinnesti di più facile radicazione. Attualmente è disponibile una vasta gamma di portinnesti con un differente comportamento vegeto-produttivo. Attraverso la scelta del portinnesto si è in grado di controllare la vigoria della pianta, di utilizzare la forma di allevamento preferita e di adattarsi alle varie condizioni pedoclimatiche. Portinnesti clonali. I primi portinnesti clonali vennero selezionati nell anno 1912 in Inghilterra presso la stazione di ricerca di East Malling e sono siglati con la lettera M (Malling), seguita da un numero progressivo da 1 a 24. Un secondo programma di miglioramento genetico portò all ottenimento della serie Malling Marton (MM), anche questa contraddistinta da un numero progressivo da 101 a 115. I portinnesti più diffusi di queste serie sono in ordine di vigoria crescente: M27, M9, M26, M7, MM106 e MM111 (Tab. 3.5). I diversi portinnesti si comportano in maniera molto differente, anche nella fase di propagazione in ceppaia, in termini di resa in barbatelle per metro lineare. Così per M26, M7, e MM106 si calcola una produzione media da 25 a 40 barbatelle sul metro lineare, mentre M9 e M27 in media rendono meno, da 15 a 25 barbatelle per metro lineare. Nel frutteto i vari portinnesti possono dare origine ad abbozzi radicali (burr knots) tra il suolo e il punto d innesto che causano una crescita irregolare e costituiscono un punto di penetrazione di insetti e malattie favorendo anche l assorbimento di diserbanti. L emissione di polloni radicali (es. M7, M9 Pajam2) nel frutteto richiede interventi laboriosi per la loro eliminazione. Il portinnesto influisce sul vigore, sulla produttività, sul calibro del frutto, sulla maturazione, sulla colorazione del frutto, sulla compattezza della polpa e sulla serbevolezza. Alcune combinazioni tra portinnesti e varietà possono dare luogo a fenomeni di disaffinità d innesto tra i due bionti che si traducono in scarso attecchimento in vivaio, rottura al punto d innesto (es. Imperatore, Elstar su M26), senescenza precoce della pianta (P22). E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 85 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis