18.1 Modalità e meccanismi d’azione

G 100 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE 18.1 Modalità e meccanismi d azione. La maggior parte delle sostanze antifungine e antibatteriche agisce per via chimica direttamente sul patogeno e, perché si realizzi l azione dannosa, è necessario che il patogeno stesso venga a contatto con la molecola tossica. Solo in pochi casi il contenimento del patogeno avviene attraverso l intervento della pianta, trattata con sostanze in grado di stimolarne la reazione di difesa, sul modello di quanto avviene normalmente in natura. Il contatto fra molecola tossica e patogeno può realizzarsi in diversi modi dipendenti sia dalle caratteristiche della molecola stessa sia dai tempi di applicazione. Al riguardo, i prodotti possono essere sostanzialmente riferiti a due categorie principali: di copertura e penetranti. I primi rimangono sulla superficie degli organi vegetali trattati e svolgono la propria azione fino a quando, per il naturale decremento dovuto ad asportazione da agenti meteorici, diluizione per accrescimento vegetativo, degradazione di vario tipo (chimica, fisica, microbica), la disponibilità di sostanza attiva non scende al di sotto della soglia di sensibilità dei patogeni. I secondi penetrano più o meno profondamente nei tessuti vegetali trattati, con spostamenti che possono interessare le cellule e gli spazi intercellulari oppure coinvolgere anche i vasi linfatici, con la possibilità di spostarsi più o meno dal punto di applicazione, anche in tessuti non ancora presenti al momento dell applicazione. Nel primo caso si parla di citotropismo, di cui la translaminarità (la capacità di attraversare lo spessore fogliare) rappresentata una variante; nel secondo di sistemicità. La sistemicità è generalmente di tipo acropeto, per cui le molecole vengono traslocate verso gli apici vegetativi insieme alla linfa grezza nei vasi xilematici. Solo in pochi casi la traslocazione avviene anche in senso basipeto nei vasi floematici attraverso la linfa elaborata. Sulla base delle caratteristiche di alcuni prodotti moderni (es. analoghi delle strobilurine), è inoltre possibile individuare un terzo tipo di comportamento del fungicida nella pianta: parzialmente di copertura, parzialmente penetrante. In pratica, pur essendo la molecola in grado di penetrare ed essere più o meno traslocata, grazie alla sua elevata affinità con le cere epicuticolari viene in parte trattenuta in superficie, potendo in questo modo esercitare un importante attività preventiva esterna. Al comportamento dei fungicidi sui tessuti vegetali è collegato il tipo di attività degli stessi sui patogeni. I prodotti di copertura esplicano la loro attività principalmente in via preventiva, impedendo l inizio dell infezione da parte degli organi di propagazione attraverso il blocco della germinazione e della penetrazione del patogeno. I prodotti penetranti sono in grado di raggiungere e agire anche sugli organi fungini situati all interno dei tessuti. In tal caso si parla di azione curativa, intendendo con tale termine la capacità di interferire sulla malattia anche dopo l inizio del processo infettivo, durante il periodo di incubazione. Si parla inoltre di interventi eradicanti quando il prodotto è applicato dopo la comparsa dei sintomi della malattia a diretto contatto con gli organi vegetativi o di moltiplicazione del patogeno. Qualunque sia il comportamento del prodotto a livello dei tessuti vegetali e la modalità con cui esso giunge a livello degli organi sensibili del patogeno, questi devono assorbire la sostanza attiva consentendogli di espletare l azione tossica. Questa avviene dopo la penetrazione della sostanza attiva nella cellula a seguito dell interazione fra la molecola e il sito bersaglio, di norma uno o più enzimi coinvolti in processi biologici essenziali per la vita e l accrescimento del patogeno, in qualche caso la struttura cellulare stessa. G01_3_Fitopatologia.indd 100 5/30/18 9:02 AM c p b p d v n s la li ta 1 n o d s a L p ( fa q n è a fu th m g c d c la z d 1 B tà s

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini