18.3.3 Composti di sintesi

G 106 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE 18.3.3 Composti di sintesi. A partire dagli anni 50 del secolo scorso i composti di sintesi si sono affiancati ai prodotti inorganici, evolvendosi progressivamente e costantemente sia in termini numerici sia come caratteristiche tecniche, e oggi costituiscono la componente principale della farmacopea antifungina. Di seguito sono presentati i prodotti disponibili nel nostro Paese, seguendo fondamentalmente l ordine cronologico di introduzione in Italia. Ditiocarbammati. Introdotti intorno alla metà del Novecento, sono stati i primi fungicidi di sintesi alternativi al rame e costituiscono tuttora un importante gruppo di prodotti di copertura, utilizzati sia da soli che come partner di numerosi fungicidi moderni endoterapici. Sono caratterizzati da un ampio spettro d azione che comprende la maggior parte dei patogeni, esclusi gli agenti di mal bianco. Si suddividono in due gruppi: alchilen ditiocarbammati (mancozeb, metiram, propineb); alchil ditiocarbammati (thiram, ziram, metam-sodio, metam-potassio). I primi sono prodotti di copertura e trovano impiego prevalentemente su vite per la difesa antiperonosporica e su pomacee contro ticchiolatura e maculatura bruna e su alcune colture orticole (peronospore e altre malattie); thiram e ziram su pesco e altre drupacee (bolla e corineo) e su pero (maculatura bruna e ticchiolatura); il thiram è, inoltre, utilizzato per la concia delle sementi. Metam-sodio e metam-potassio sono invece fumiganti idonei per la disinfezione del terreno, con attività prevalentemente fungicida e collaterale contro malerbe, nematodi, insetti. Il meccanismo d azione dei ditiocarbammati consiste primariamente in interferenze con diversi enzimi (sulfidrilici e altri) coinvolti nella respirazione cellulare, con conseguente blocco della produzione di energia. Tale caratteristica conferisce loro una spiccata capacità antigerminativa. Ftalimidi. Contemporanei dei ditiocarbammati, sono anch essi prodotti di copertura e presentano caratteristiche generali analoghe a quelle dei ditiocarbammati stessi, con una più spiccata attività verso gli agenti di marciume (es. muffa grigia) e una maggiore resistenza al dilavamento. Analogo è anche il meccanismo d azione (inibizione degli enzimi sulfidrilici a livello della respirazione). Attualmente sono disponibili due sostanze attive: folpet, particolarmente idoneo per la difesa della vite (peronospora, con attività anche verso oidio e muffa grigia), ma utilizzabile anche su alcune orticole; captan, per la difesa delle arboree (pomacee da ticchiolatura e maculatura bruna, drupacee da bolla e corineo). Dithianon. Unico rappresentante della famiglia dei chinoni, è un altro prodotto di copertura risalente agli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso, dotato di un ampio spettro d azione e caratterizzato da una buona persistenza e resistenza al dilavamento. I suoi settori principali d impiego sono attualmente la difesa del melo dalla ticchiolatura e della vite dalla peronospora. Il meccanismo d azione consiste nella inibizione di diversi enzimi sulfidrilici a livello della respirazione. Chlorothalonil. Scoperto negli stessi anni del dithianon, rientra nel gruppo chimico dei nitrili. anch esso un prodotto di copertura con una buona persistenza e un ampio spettro d azione (peronospora, ticchiolatura, alternaria, septoriosi, cercosporiosi, ruggine, muffa grigia, ecc.) e può essere impiegato su alcune colture arboree ed erbacee. Comune a quello delle s.a. precedenti è anche il meccanismo d azione (inibizione degli enzimi sulfidrilici della respirazione cellulare). Dinocap. Chimicamente un dinitrofenolo, è stato (anni Sessanta) il primo antioidico di sintesi alternativo allo zolfo, con cui per lungo tempo ha condiviso la protezione G01_3_Fitopatologia.indd 106 5/30/18 9:02 AM d c p g d ( li D S ti d N s p a n m m B ti fi d g tr ti v m la z a ( v u r It p c IB S c tà s n r c

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini