SEZIONE G

di no i i- di oi. ei r e e m o e ei ci e e a imi e: e a ). di o o. adi o o ge. li o e FUNGICIDI E BATTERICIDI G 107 dal mal bianco fino all introduzione dei moderni prodotti antioidici. Nel 2007 è stato cautelativamente sospeso dall uso nell ambito della revisione tossicologica europea e poi sostituito con il meptyldinocap, uno degli isomeri, privo di criticità ecotossicologiche. Si tratta di un prodotto di copertura specifico contro gli agenti di oidio, dotato di un meccanismo d azione multisito che coinvolge sia la respirazione mitocondriale (disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa), sia la struttura cellulare (permeabilizzazione delle membrane cellulare e mitocondriale). Dodina. un fungicida appartenente alla famiglia delle guanidine, scoperto negli anni Sessanta e per lungo tempo utilizzato pressoché esclusivamente per la lotta contro la ticchiolatura (specialmente del melo) su cui, grazie alla capacità citotropica, vanta un discreta attività curativa che lo rende più flessibile rispetto ai prodotti di copertura. Nonostante il suo spettro d azione piuttosto ampio (compresi gli oomiceti), è sempre stato poco impiegato su altre malattie; l introduzione degli IBS (dotati di una ancora più spiccata azione curativa) ne ha determinato un progressivo declino nella difesa antiticchiolatura; all inizio degli anni Novanta, peraltro, è stato introdotto con successo nella difesa del pesco da bolla e corineo, oggi il principale settore d impiego. Il suo meccanismo d azione è di tipo multisito e determina diversi effetti (es. alterazioni delle membrane, inibizione di enzimi), ma i bersagli primari non sono noti. Benzimidazoli. Costituiscono una famiglia d importanza storica in quanto hanno praticamente segnato, all inizio degli anni Settanta del secolo scorso, l ingresso sulla scena fitoiatrica dei fungicidi sistemici. Rientrano propriamente fra i benzimidazoli il tiabendazole e i non più disponibili benomyl e carbendazim, ma può essere riferito a questo gruppo anche il tiophanate -methyl, chimicamente un tiofanato, ma attivo dopo la sua trasformazione in carbendazim. I benzimidazoli ebbero un grande successo applicativo anche in Italia grazie all ampio spettro d azione e all elevata efficacia dimostrata verso importanti malattie (ticchiolatura delle pomacee, muffa grigia e oidio della vite, moniliosi e cancri rameali delle drupacee, cercosporiosi della bietola, oidio e altre malattie del frumento, marciumi post-raccolta, ecc.). Peraltro, a causa del meccanismo d azione specifico (inibizione della mitosi attraverso il blocco della b-tubulina), essi sono andati incontro dopo alcuni anni a fenomeni di resistenza da parte di alcuni patogeni (es. Venturia inaequalis, Cercospora beticola). Tale fatto, oltre all introduzione di altri validi fungicidi e alla messa in evidenza di aspetti tossicologici negativi, ha portato a una progressiva perdita di importanza dei benzimidazoli che poi, anche a seguito della revisione europea, sono stati ulteriormente penalizzati. Attualmente sono disponibili in Italia solo il tiabendazole (utilizzato in post-raccolta) e il thiophanate-methyl, idoneo per la lotta diverse malattie di colture arboree (es. cancri rameali) ed erbacee (es. cercosporiosi bietola, tracheomicosi con applicazione in fertirrigazione). IBS. Come si è già ricordato, alla sigla IBS (acronimo di Inibitori della Biosintesi degli Steroli ) vengono riferiti diversi gruppi chimici accomunati dal tipo di azione fungitossica, che coinvolge appunto gli steroli (sostanze lipidiche fondamentali per la funzionalità della membrana cellulare in molte specie fungine, in particolare l ergosterolo), la cui sintesi è inibita attraverso interferenze enzimatiche a diversi livelli. Si tratta di un raggruppamento molto numeroso, affacciatosi sulla scena fitoiatrica negli anni Settanta e sviluppatosi rapidamente grazie alle peculiari e innovative caratteristiche fitoiatriche, che possono essere così sintetizzate: a) ampio spettro di efficacia, che comprende i principali patogeni, con esclusione degli oomiceti; b) elevato livello G01_3_Fitopatologia.indd 107 G 5/30/18 9:02 AM

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini