SEZIONE G

G 114 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE L Amisulbrom appartiene al gruppo chimico sulfamoil-triazoli. Grazie alla sua elevata lipofilia, si fissa nelle cere cuticolari garantendo buona resistenza al dilavamento; presenta limitata capacità di penetrazione. Da solo o in miscela con un partner, è indicato per la lotta alla peronospora della vite e delle colture orticole. Antioidici specifici moderni. Sotto questa denominazione può essere raggruppata una serie di molecole sintetiche (quinoxyfen, proquinazid, metrafenone, pyriofenone, cyflufenamid) introdotte in Italia a partire dalla fine degli anni Novanta, differenziate chimicamente e per meccanismo d azione, ma accomunate dallo spettro di efficacia, in pratica limitato agli agenti di oidio, anche se in qualche caso affiancato da un attività secondaria contro altri patogeni. Per le loro innovative peculiarità in termini di efficacia e persistenza (favorita anche dalla loro capacità di fissarsi nelle cere cuticolari), tali prodotti si sono rapidamente affermati nel settore della difesa antioidica e tuttora rappresentano degli standard di riferimento, specialmente per la vite, nonostante la disponibilità di numerose altre sostanze attive vecchie e nuove. Analogamente alla maggior parte delle molecole moderne, sono anch essi considerati a rischio di resistenza da parte dei patogeni e devono essere utilizzati con le opportune cautele. quinoxyfen (famiglia chimica fenossichinoline). stato il primo autorizzato in Italia. Pur essendo dotato di limitate capacità di penetrazione nei tessuti, la sua caratteristica è di accumularsi e ridistribuirsi nelle cere cuticolari grazie all elevata affinità con esse. Esercita un attività antioidica di tipo preventivo, interferendo sulla comunicazione piantapatogeno e inibendo la germinazione delle spore. autorizzato per vite, melo e diverse colture erbacee. proquinazid (gruppo chimico quinazolinoni). Presenta elevata lipofilia che gli consente di fissarsi nelle cere cuticolari ridistribuendosi nelle stesse anche grazie alla bassa tensione di vapore; è inoltre in grado di penetrare nei tessuti per translaminarità. La sua azione sui patogeni è preventiva con un meccanismo simile a quello del quinoxyfen. Per tale motivo i due prodotti sono stati inseriti dal FRAC nello stesso gruppo di resistenza (livello di rischio medio, tendenzialmente incrociato). Il proquinazid è, inoltre, in grado di stimolare le autodifese della pianta. registrato per la difesa antioidica della vite. metrafenone (famiglia chimica benzofenoni). Si accumula nelle cere epicuticolari, agendo e ridistribuendosi anche in fase di vapore, e viene in parte assorbito dai tessuti sottocuticulari e in piccola parte traslocato per translaminarità. Il suo meccanismo d azione sui patogeni non è ben noto, ma sembra provocare la distruzione dell actina (importante proteina strutturale della cellula). omologato per la difesa antioidica della vite e di diverse colture orticole. pyriofenone (gruppo chimico benzoilpiridine). Accomunato dal FRAC al metrafenone per meccanismo d azione e anche per rischio di resistenza (medio). Simile è anche il comportamento nella pianta. autorizzato per la difesa antioidica della vite. cyflufenamid (gruppo chimico fenil-acetamidi). caratterizzato da un meccanismo d azione non ancora chiarito, ma diverso da quelli degli altri fungicidi. Comune a quello degli antioidici del gruppo è invece il comportamento nella pianta (accumulo nelle cere epicuticolari, azione e ridistribuzione in fase di vapore, parziale assorbimento per translaminarità). Anch esso è a rischio di resistenza (non ancora classificato dal FRAC) ma è già stato coinvolto in problemi di riduzione di attività sull oidio delle cucurbitacee. omologato per la difesa antioidica di vite, melo e alcune colture orticole. G01_3_Fitopatologia.indd 114 5/30/18 9:02 AM F li ta A tr Z s r d u s A d to ta s A d r lo m 1 c c fi p o e T s q d b P a d m v t

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini