19. Insetticidi, acaricidi, nematocidi, molluschicidi e

m x. pi ci e m 2 e ni o, ioie, di o pi ei eia, a e o e o o e e o lo e- a, è INSETTICIDI, ACARICIDI, NEMATOCIDI, MOLLUSCHICIDI E RODENTICIDI G.1 G 117 19. Insetticidi, acaricidi, nematocidi, molluschicidi e rodenticidi Sono compresi in questo gruppo di agrofarmaci le sostanze chimiche dotate di effetti letali per gli insetti e impiegate per eliminare tali fitofagi dannosi alle coltivazioni agrarie, alle derrate e ad altre attività umane. necessario, tuttavia, ricordare che numerosi insetticidi, oltre che sugli insetti, risultano attivi anche sugli acari per cui non è possibile una separazione netta fra insetticidi e acaricidi. Per comodità espositiva saranno quindi comprese fra i primi tutte le sostanze attive sugli insetti, anche se dotate di una collaterale azione acaricida, mentre saranno considerati fra gli acaricidi i composti ad azione specifica contro gli acari. 19.1 Modalità e meccanismi d azione. Insetticidi e acaricidi agiscono nei confronti di insetti e acari secondo modalità e meccanismi che possono coinvolgere i diversi sistemi (tegumentale, respiratorio, digerente, ormonale, enzimatico, nervoso). Essi esercitano il loro effetto letale mediante l espletamento di svariati processi di disturbo o alterazione sugli organismi con cui vengono a contatto. Questi si realizzano attraverso gli stessi organi o strutture che regolano i rapporti fra l insetto e il mondo esterno, cioè tegumento, canale alimentare e spiracoli tracheali che rappresentano, quindi, le tre vie essenziali attraverso cui l insetticida può essere assorbito e diffuso all interno del corpo. In base alla modalità di penetrazione si può pertanto procedere a una prima distinzione fra preparati di contatto, di ingestione e di inalazione. I preparati che agiscono per contatto trovano la loro via essenziale di penetrazione nel tegumento esterno (o esoscheletro). Negli insetti questo si presenta costituito da numerosi strati a conformazione varia che, procedendo dall esterno verso l interno, sono rappresentati da cuticola, epidermide e membrana basale. La cuticola è costituita da uno strato esterno, o epicuticola, da uno strato intermedio, o esocuticola, e da uno interno, o endocuticola. Nell epicuticola si distinguono uno strato lipoproteico esterno, o cemento, uno strato ceroso e uno strato cuticolinico costituito da lipoproteine inizialmente molli e in seguito indurite e sclerotizzate per processi di tannizzazione. L esocuticola, che conferisce la durezza del tegumento, è composta da una scarsa quantità di chitina e in prevalenza da proteine tannizzate. L endocuticola è lo strato con maggior spessore, costituito da una struttura lamellare e molle, attraversata da numerosi procoanali che terminano al di sotto dell epicuticola. L epidermide è costituita da un solo strato cellulare produttore della cuticola. Sotto l epidermide si trova la membrana basale che tappezza la parte interna del rivestimento tegumentale. In questo complesso di strati che si oppone all ingresso dei composti chimici così come di qualsiasi composto estraneo l ostacolo maggiore è rappresentato dalla epicuticola che, per la sua natura grassa, tende a respingere le sostanze idrofile. La penetrazione, quindi, è legata alla liposolubilità del preparato il quale, dopo avere superato la epicuticola sciogliendosi nei grassi di questa, continua la sua penetrazione attraverso la eso e la endocuticola pervenendo così agli organi interni del corpo. Il contatto con il preparato tossico può avvenire per applicazione diretta sul corpo della vittima stessa durante il trattamento oppure successivamente a questo, a causa della proprietà della sostanza attiva di persistere sulle parti trattate e di continuare ad esercitare la sua azione tossica. Nel caso dei preparati che agiscono per ingestione, la via di penetrazione è costituita dal canale alimentare. Per i suddetti, infatti, condizione essenziale al fine di raggiungere i centri vitali è l assunzione di cibo da parte della vittima. Il cibo può essere costituito da G01_3_Fitopatologia.indd 117 G 5/30/18 9:02 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini