SEZIONE G

G 128 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE caratterizzati da una grande instabilità alla luce e come tali non sono impiegabili nella difesa delle colture. Gli stessi trovarono per contro larga diffusione nel settore domestico per la preparazione delle bombolette aerosol. Una tappa ulteriore portò alla sintesi del permethrin, primo piretroide stabile alla luce e quindi idoneo per impieghi agricoli. Successivamente partendo da questa struttura chimica vennero scoperte altre molecole (es. deltamethrin, cypermethrin, fenvalerate, ecc.). I piretroidi, come le piretrine naturali, agiscono prevalentemente per contatto (secondariamente per ingestione), colpendo il sistema nervoso, e sono privi della capacità di penetrare nella pianta. Per questo motivo essi vanno impiegati con tempestività (in ogni caso prima che il fitofago penetri nei tessuti vegetali o comunque dia origine a strutture di protezione), assicurando la perfetta bagnatura della vegetazione. Il loro meccanismo d azione (di tipo neurotossico) è lo stesso di quello del piretro naturale: essi determinano la depolarizzazione permanente della membrana degli assoni attraverso l apertura dei canali Na1. Oltre all azione letale esercitano anche un effetto repellente e antiappetente che si oppone alla reinfestazione e quindi prolunga la durata della protezione dopo il trattamento. Altra caratteristica di tali prodotti è che essi agiscono meglio alle basse temperature. I piretroidi sono dotati di una capacità insetticida molto elevata per cui le dosi efficaci sono molto basse. Inoltre, essi sono abbastanza rapidamente degradabili sulla pianta e nel terreno per cui il rischio della persistenza dei loro residui è basso. Per contro, come le piretrine naturali, sono altamente tossici per gli animali a sangue freddo (pesci, anfibi, rettili). Per quanto riguarda lo spettro di efficacia, questo è molto ampio e interessa la maggior parte dei fitofagi (lepidotteri, coleotteri, rincoti, acari, ecc.). Purtroppo con la loro potente azione insetticida che come ricordato è di contatto essi colpiscono anche le specie utili e ciò costituisce un difetto che va attentamente considerato nel loro impiego, allo scopo di limitarne quanto più possibile gli effetti dannosi sugli equilibri naturali. Una frequente conseguenza di tale caratteristica è per esempio l anomala moltiplicazione degli acari non più tenuti a freno dai nemici naturali. Per tali motivi è consigliabile scegliere adeguate tempistiche applicative, in momenti fenologici in cui non sussistono particolari rischi di comparsa di infestazioni (es. prefioritura per i fruttiferi) di acari, evitando sia l impiego sulle colture sensibili agli attacchi di ragnetti sia trattamenti nei mesi più caldi in cui è maggiore il pericolo di acaro-insorgenza. I piretroidi attualmente disponibili in Italia sono i seguenti. Acrinathrin (Acrinatrina). particolarmente efficace contro i tisanotteri più difficoltosi da combattere (es. Frankliniella occidentalis). Viene utilizzato su piante ortive, vite, fruttiferi (pesco) e su piante ornamentali. Alfa-cypermethrin (Alfacipermetrina). Trattasi dell isomero alfa del cypermethrin, caratterizzato da una maggiore attività biologica e da un maggior grado di persistenza. Trova impiego soprattutto nella difesa delle colture orticole. Cyfluthrin (Ciflutrin). attivo nei confronti di svariati insetti (afidi, aleirodidi, tripodi, cicaline, cimici, altiche, larve di tentredinidi e di argidi, ecc.) e trova impiego su ortive, piante da frutto, fruttiferi, colture industriali, floricole e ornamentali. G01_3_Fitopatologia.indd 128 5/30/18 9:02 AM C e c p D s te in c lo n E a s c t L p e ta T fr v la T s m c s ( Z s 1 li la tr In s p P p e e o

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini