19.5 Nematocidi

ae è i, eii ali i- oti o ro ona i, as sli n- e ae inr li e o e n INSETTICIDI, ACARICIDI, NEMATOCIDI, MOLLUSCHICIDI E RODENTICIDI G 137 Spiromesifen. un insetticida acaricida utilizzato su fragola e ortive contro Tetrany- chus urticae, Trialeurodes vaporariorum, Bemisia tabaci. 19.5 Nematocidi. Sono impiegati generalmente a livello del terreno e solo in qualche caso si ricorre a prodotti endoterapici contro nematodi insediati sulla parte aerea della pianta. I nematocidi si dividono in due categorie costituite, rispettivamente, da prodotti ad azione fumigante e da altri agenti per contatto o per ingestione. I fumiganti costituiscono il gruppo di gran lunga più importante e sono sostanze generalmente liquide (ma anche solide) che al momento della distribuzione sviluppano gas e agiscono per inalazione su diversi processi biologici propri dei nematodi. Oltre che verso questi organismi essi sono efficaci, in misura più o meno marcata, anche contro batteri, funghi, insetti, acari ed erbe infestanti. Poiché esercitano un azione tossica verso le piante erbacee ed arboree coltivate, dopo la loro somministrazione e prima della messa a coltura del terreno, è necessario lasciare trascorrere un adeguato periodo di tempo affinché i residui presenti si degradino completamente. 19.5.1 Aloidrocarburi. Sono rappresentati da bromo e cloro-derivati di paraffine (metano, etano, propano) e di olefine (propilene). Essi esplicano la propria attività nematocida attraverso l inibizione di enzimi solfidrilici e l alterazione di proteine e peptoni. Bromuro di metile. un liquido incolore, rapidamente gassificabile a contatto del terreno e dell aria con appena 3,5 °C. Per la sua efficacia e il suo ampio spettro d azione il bromuro di metile è stato in passato diffusamente utilizzato per la disinfestazione del terreno. Dal 1° gennaio 2005, nell ambito degli accordi sottoscritti nel Protocollo di Montreal e delle norme comunitarie, il suo impiego è vietato in tutti i paesi industrializzati compresa l Italia. Cloropicrina. un liquido denso e pesante, di odore pungente, dotato di forte azione lacrimogena e insolubile in acqua. Essendo più pesante dell aria (5, 7 volte), rimane lungamente a contatto del terreno, ma d altra parte ha uno scarso potere di penetrazione. A differenza di altri fumiganti può essere usato con successo anche durante l estate avendo modesta volatilità (p.e. 112,8 °C). Notevole è la fitotossicità e ancora maggiore è la tossicità verso gli animali a sangue caldo. La dose d impiego si aggira sui 2,5 q/ha e ci si può avvalere della copertura idrica prima o dopo il trattamento. 1,3-dicloropropene. un liquido chiaro poco solubile in acqua e altamente volatile per cui è opportuno chiudere subito dopo l applicazione i solchi o i fori lasciati dal fumigatore o dal palo iniettore. La dose d impiego è di circa 250 kg/ha. Per la sua fitotossicità deve essere distribuito almeno 4 settimane prima della semina o degli impianti. G 19.5.2 Azoto-solforganici. Si tratta di sostanze a diversa composizione chimica, accomunate dalla proprietà di liberare nel terreno vapori di metilisotiocianato, che agiscono contro i nematodi (e anche contro i funghi). Dazomet. Si presenta in formulazione granulare o in polvere. A contatto con l umidità del suolo libera, insieme ad altre sostanze, il metilisotiocianato che è appunto la sostanza attiva efficace contro nematodi e anche contro funghi, insetti e malerbe. Come tutti i fumiganti deve essere distribuito su terreno provvisto di sufficiente umidità; la sua attività viene inoltre favorita dalla esecuzione di un abbondante irrigazione dopo il trattamento, mentre è bloccata da temperature inferiori ai 10 °C. La dose d impiego è di circa 500 kg/ha (200-250 g/m3 per i terricciati). Il prodotto deve essere distribuito 25-30 giorni prima della messa a coltura del terreno. In ogni caso viene consigliato il G01_3_Fitopatologia.indd 137 5/30/18 9:02 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini