23.1 Mezzi fisici

G 146 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE 23.1 Mezzi fisici. Per alcuni frutti, il lavaggio con acqua, prima di porli nelle celle di conservazione, è un provvedimento che serve per allontanare residui di melata prodotta da insetti (cocciniglie, afidi, tingidi, cicaline, mectalfa) sulla quale le muffe (soprattutto quelle prodotte da agenti di fumaggine) trovano il substrato di sviluppo durante il periodo di frigoconservazione. La conservazione refrigerata e, in generale, la temperatura insieme alla composizione gassosa e all umidità relativa assumono il ruolo più importante nel contenere lo sviluppo di diverse alterazioni dei frutti. Globalmente i mezzi fisici, in genere parzialmente combinati tra loro, adottati in post-raccolta sono i seguenti: bassa e alta temperatura, curing, ossigeno e anidride carbonica, depurazione etilenica, condizionamento igrometrico, luce UV, radiazioni gamma e bassa pressione. Di seguito saranno descritti brevemente. 23.1.1 Refrigerazione. certamente la base della protezione dei prodotti ortofrutticoli dal momento che tale mezzo fisico è in grado di rallentare l attività respiratoria dei vegetali dopo la raccolta e quindi la maturazione-senescenza. Il fenomeno è particolarmente spiccato nei frutti climaterici (cioè che proseguono nella maturazione dopo la raccolta) e devono essere adottate le temperature più basse possibili rimanendo comunque sempre al di sopra della soglia di insorgenza di fisiopatie da raffreddamento, che varia anche notevolmente tra un prodotto e l altro. La bassa temperatura rallenta o blocca anche lo sviluppo di molti patogeni dei prodotti ortofrutticoli (Botrytis, Alternaria, Penicillium, Neofabraea, ecc.) ed è tanto più efficace quanto più breve è il tempo che intercorre tra la raccolta e l inizio della refrigerazione, così come il tempo necessario per raggiungere la temperatura ottimale di conservazione. Per favorire il fenomeno si può ricorrere alla prerefrigerazione (ad aria, ad acqua o sottovuoto). 23.1.2 Alta temperatura. Il ricorso a temperature superiori a quelle ambientali è noto come termoterapia e si applica attraverso acqua calda (per immersione o irrorazione), vapore o aria calda. L immersione dei vegetali in acqua calda è certamente la modalità più adottata con tempi e temperature diversi in funzione delle specie (generalmente pochi minuti a temperature variabili dai 44 ai 55 °C). L obiettivo è usare una temperatura capace di inattivare i patogeni (direttamente e/o indirettamente) senza danneggiare il prodotto vegetale, sia in termini di maturazione che di sensibilità alle infezioni. Interessanti risultati sono stati ottenuti su mele nei confronti di infezioni latenti di Neofabraea vagabunda e soprattutto su pesche verso Monilinia spp. I principali limiti di questa tecnica sono rappresentati dagli elevati costi energetici necessari al riscaldamento dell acqua e il successivo raffreddamento dei prodotti insieme alla difficoltà di inserire la tecnica nelle linee di lavorazione. 23.1.3 Curing. Con questo termine si intende il condizionamento termico pre-conservazione realizzato con temperature comprese tra 15 e 40 °C per un tempo variabile da qualche ora ad alcuni giorni, in presenza di livelli di umidità pari al 90-95%. Il trattamento aumenta la resistenza dei frutti ai patogeni inducendo per esempio la sintesi di materiali lignino-simili e l aumento dell attività della fenilalanina ammonioliasi (PAL), alla base della sintesi dei composti fenolici che sono i precursori di sostanze antifungine. Applicazioni note sono quelle sugli agrumi contro Penicillium spp. e su actinidia nei confronti delle infezioni di Botrytis cinerea. 23.1.4 Ossigeno e anidride carbonica. Le atmosfere controllate (AC) o modificate (AM) e la gestione dell umidità relativa, insieme alla refrigerazione, costituiscono le tecnologie G01_3_Fitopatologia.indd 146 5/30/18 9:02 AM fo d la 3 ( c in s s p m d te 2 s a d p a a e p 2 q fr fi z m d 2 U d e 2 m r l c p 2 m ta o L

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini