Acacia di Costantinopoli o Mimosa rosa

G 176 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Ruggine vescicolosa degli aghi dell abete rosso** (Chrysomyxa rhododendri; Bas.). causa di ingiallimento e caduta degli aghi sui quali, a fine giugno, compaiono picnidi ed ecidi. Da questi ultimi, erompenti dagli aghi, fuoriesce un abbondante polvere costituita dagli ecidioconidi che, trattandosi di ruggine eteroica, infettano l altra pianta ospite rappresentata dal rododendro (Rhododendron spp.). Sulle foglie di quest ultima saranno quindi rintracciabili, da circa metà agosto, gli uredosori e i teleutosori: i primi destinati a produrre spore che reinfetteranno il medesimo ospite mentre dai secondi si svilupperanno teleutospore che germineranno nella successiva primavera originando le basidiospore. Saranno queste a portare il patogeno nuovamente su abete rosso. DIFESA: nei boschi si può eventualmente ricorrere alla eliminazione dell ospite primario e cioè il rododendro presente in prossimità dell abetaia. Nei vivai, unitamente a quanto detto ed esclusivamente in caso di forti attacchi, si può intervenire con fungicidi aventi attività contro le ruggini (es. zolfo, triazoli). fis Deperimento vegetativo delle conifere Clorosi Danni da inquinamento. (®Abete bianco). Acacia di Costantinopoli o Mimosa rosa (Acacia o Albizzia julibrissin) i Iceria** (Icerya purchasi; Rinc. Monofl.). Infesta i rami causando deperimenti e ingial- limenti vegetativi e la sua melata imbratta la vegetazione e consente l insediamento di fumaggine. ®Limone per i caratteri dell insetto, gli aspetti biologici e la difesa. Psilla orientale dell Albizia*** (Acizzia jamatonica; Rinc. Psill.). Infesta l apparato fo- gliare imbrattandolo con melata e favorendo il conseguente sviluppo della fumaggine. Sverna con adulti (2,5-3 mm di lunghezza) riparati su piante sempreverdi e in primavera si porta sull albizzia per deporre le uova sulle foglioline delle foglie composte. Nel corso della stagione vegetativa si susseguono più generazioni. DIFESA: alla comparsa delle infestazioni intervento con piretro naturale od olio estivo o ricorso a trattamenti con saponi potassici per dilavare le secrezioni glucocerose. f Cancro rameale** (Nectria spp.; Asc.). Si tratta di funghi, anche molto compromet- tenti, che interessano le giovani branche e i rami seppure i cancri possano comparire anche sulle branche e il fusto. I tratti interessati appaiono depressi e disidratati fino a fessurarsi, con messa a nudo dei tessuti legnosi; la reazione della pianta può portare alla formazione di margini rilevati e irregolari. La circonferenza dell organo colpito può gradualmente essere completamente invasa tanto da causare un cancro, tipico dei rametti, che ostacolando il normale flusso linfatico determina il disseccamento della parte distale. Nei cancri è ricorrente la presenza di ammassi miceliali biancastri (sporodochi) ed a volte quella della forma gamica costituita da periteci rossastri: il fungo può conservarsi sotto entrambe le forme. Le ferite provocate dalla caduta delle foglie risultano la via di penetrazione più comune. DIFESA: gli interventi agronomici di difesa sono costituiti dal taglio dei rami infetti e dalla loro eliminazione mentre rappresentano mezzi chimici preventivi interventi, in particolare con prodotti a base di rame, all inizio e a metà caduta foglie ed eventualmente un terzo all inizio della primavera all apertura delle gemme. I grossi cancri di branche e fusto, specie su esemplari isolati, possono essere asportati attraverso interventi di dendrochirurgia opportunamente disinfettati anche per evitare la penetrazione di altri patogeni (es. agenti di carie del legno). G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 176 5/30/18 9:06 AM C q m d m m in C b F p to q m s o fi M li n r e c m c M m c s c Il r d p s o s id d te M q p v S

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini