SEZIONE G

). ie a ii: ai a e e e i- e ldi oe. a re n te a a ai, aa si di ti ci ue. ti e A Acacia di Costantinopoli o Mimosa rosa (Acacia o Albizzia julibrissin) G 177 Cancro degli organi legnosi* (Neofusicoccum ribis, syn. Botryosphaeria ribis; Asc.). una malattia comune negli Stati Uniti e in Italia interessa anche il liquidambar (Liquidambar styraciflua) e la rosa, tra le ornamentali, oltre a noce, melo e agrumi. Normalmente interessa piante deboli dove causa cancri su fusto e rami e caduta anticipata delle foglie. Sulle parti infette il patogeno differenzia gli pseudoteci (forma gamica), ma può conservarsi anche come picnidi. DIFESA: occorre mantenere la pianta nelle migliori condizioni fisiologiche e sanitarie ed eliminare precocemente le eventuali parti infette. Prodotti a base di rame potrebbero essere consigliati su piante in vivaio. Carie del legno* (generi: Ganoderma, Coriolus, Collybia; Bas.). Si tratta di molteplici basidiomiceti che causano, nel tempo, la morte della pianta. ®Pioppo. Fusariosi* (Fusarium oxysporum f.sp. perniciosum; Asc.). Il fungo (tracheomicotico) penetra a livello di radici e colletto in particolare attraverso ferite di varia origine. Il patogeno è di origine americana e scarsamente diffuso nei nostri territori. I sintomi sono quelli di un generale ed aspecifico ingiallimento della vegetazione che cade precocemente. Le ultime cerchie annuali di branche e rami appaiono inizialmente imbrunite, in seguito il sintomo si diffonde a tutta la sezione. Se l infezione interessa molte branche o il fusto, la pianta è destinata a morire. DIFESA: mantenere le piante in buono stato fisiologico e sanitario rappresenta l unico mezzo di contenimento. Mal bianco* (Erysiphe polygoni; Asc.). Il patogeno interessa svariate piante ornamenta- li con sintomi tipici sulle foglie costituiti da presenza di feltro miceliale biancastro che nel tempo iscurisce e origina i corpi fruttiferi (cleistoteci) inizialmente chiari e poi scuri ai quali è principalmente affidato lo svernamento. Ricorrenti sono gli attacchi estivi e autunnali, specialmente sui giovani germogli che vengono deformati con successiva caduta fogliare anticipata. DIFESA: su piante adulte risulta in genere non necessaria mentre potrebbero essere giustificate applicazioni dirette in vivaio con antioidici specifici (es. zolfo, triazoli). G Marciume radicale fibroso* (Armillaria mellea; Bas.). un microrganismo estrema- mente polifago a habitat tellurico che causa la marcescenza delle radici e del colletto conducendo la pianta a un più o meno rapido deperimento e alla morte. Le parti colpite si ricoprono della vegetazione miceliale del fungo, disposta a ventaglio. Alla superficie delle grosse radici invase dal fungo si differenziano cordoni miceliali (rizomorfe). Il fungo si conserva nel terreno per svariati anni, sotto forma saprofitaria sui resti delle radici. La diffusione delle infezioni nel terreno avviene attraverso le rizomorfe, in grado di passare dalle radici delle piante malate a quelle circostanti sane. Al colletto delle piante colpite, in autunno compaiono famigliole di funghi (chiodini) che rilasciano spore (basidiospore). Queste, germinando, infettano altre piante o sono in grado di originare un micelio capace anche di vita saprofitaria. Gli attacchi sono favoriti da situazioni di asfissia radicale per eccessivo compattamento del terreno e per ristagni idrici. DIFESA: miglioramento delle condizioni di aerazione del terreno; eliminazione dei ristagni idrici; estirpazione delle piante colpite; messa a dimora di nuove piante nei terreni contaminati solo dopo almeno 4-5 anni. Marciume radicale lanoso* (Rosellinia necatrix, syn. Dematophora necatrix; Asc.). Anche questo agente di marciume radicale risulta estremamente polifago interessando oltre che piante forestali e ornamentali anche quelle da frutto e le colture erbacee. La parte aerea va incontro ad un generale deperimento che in tempi variabili conduce a morte l ospite. Solo l apparato radicale mostra sintomi specifici con imbrunimento del tessuto legnoso e G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 177 5/30/18 9:06 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini