SEZIONE G

G 190 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Mosca minatrice* (Phytomyza ilicicola; Ditt. Agrom.). L adulto è una mosca di colore nero brillante, lunga circa 3,5 mm. La larva, giallastra e lunga 3 mm, scava una mina lunga e sinuosa, visibile sulla pagina fogliare superiore. Compie una generazione all anno con adulti in volo da fine aprile a metà maggio e l inverno trascorso allo stato larvale nelle foglie minate. DIFESA: asportazione e bruciatura delle foglie infestate. i Mosca minatrice con mina a placca* (Phytomyza ilicis; Ditt. Agrom.). Simile a Phytomyza ilicicola, le larve formano una mina a chiazza. DIFESA: come per Ph. ilicicola. f Cancri rameali* (Botryosphaeria sp., Phomopsis spp., Nectria spp.; Asc.). Diversi gli agenti di cancro che possono disseccare i rami di agrifoglio. Relativamente più frequenti sono quelli provocati da diverse specie di Phomopsis che si instaurano con facilità attraverso lesioni di diversa natura. Gli organi interessati non portano germogli e dopo l iscurimento avvizziscono. Ciò comporta un danno estetico anche di una certa entità. DIFESA: il mantenimento delle piante in buono stato vegetativo rappresenta la migliore difesa, ma in caso di presenza di disseccamenti rameali è bene provvedere alla loro eliminazione con successiva disinfezione con prodotti a base di rame (che possono essere distribuiti anche in seguito a grandinate). i Maculature fogliari* (Gloeosporium aquifolii, Phyllosticta spp., Elsinoe ilicis; Asc.). Le piante possono essere interessate da svariate maculature fogliari (che interessano anche i frutti) di forma ed estensione varia, ma generalmente irregolare, definite antracnosi . Le diverse forme fungine presentano fruttificazioni sessuate o asessuate sulle foglie disseccate (aschi, acervuli, picnidi). DIFESA: il danno estetico provocato da questi patogeni non è tale da prevedere interventi diretti nella fase post-vivaistica. In ogni caso i sali di rame rappresentano i più comuni prodotti adottati. Marciume radicale* (Phymatotrichopsis omnivora, syn. Phymatotrichum omnivorum; Asc.). Si tratta di un patogeno estremamente polifago infeudato su numerosissime piante ornamentali, forestali e coltivate i cui attacchi sembrano però interessare il continente americano. Il fungo causa marciume delle radici sulle quali appare un feltro biancastro con presenza di rizomorfe e sclerozi e la penetrazione avviene attraverso lesioni o lenticelle. DIFESA: risulta attualmente limitata alla fase vivaistica nella quale è più probabile la presenza del fungo, specialmente attraverso importazioni di materiale vegetale dal continente americano. Ruggine** (Chrysomyxa spp.; Bas.). L agrifoglio può essere interessato da ruggini ge- neralmente appartenenti al genere Chrysomyxa, frequentemente eteroiche con la fase ecidica presente sulle conifere. Macchie rossastre sulla pagina superiore alle quali corrispondono pustole polverulente sulla pagina inferiore rappresentano i tipici sintomi fogliari. La filloptosi, con conseguente danno estetico, rappresenta l esito dell infezione. DIFESA: la frequenza della malattia non è tale da prevedere interventi se non in vivaio con, per esempio, sostanze attive ad attività antiruggine scelti tra i triazoli. G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 190 5/30/18 9:06 AM ( fa p a p c r L la P a c s p C d g If i b Mal bianco* (Erysiphe penicillata, syn. Microsphaera penicillata e M. alni; Asc.). Sva- riati gli ospiti di questo agente di oidio tra i quali anche l Agrifoglio. Le foglie si ricoprono di macchie biancastre inizialmente isolate e polverulente che tendono, col tempo, ad interessare l intera lamina fogliare. Attacchi particolarmente intensi causano la defogliazione della pianta. DIFESA: solo in casi di elevata virulenza si consiglia di intervenire con zolfo o prodotti antioidici sintetici tra i quali i triazoli. F f M b T v M s e n p d r d B le m s N r L

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini