SEZIONE G

G 216 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE bagnatura di 8-12 h; la temperatura ottimale è 20-27 °C, ma le infezioni si verificano in un intervallo compreso tra 17 e 32 °C. I conidi sono disseminati dalla pioggia e dalle correnti d aria. La presenza di questa malattia rappresenta un fattore limitante per la diffusione delle varietà di mandarino o mandarino-simili molto sensibili, quali Fortune, Dancy, Minneola, Orlando, Nova, Page, Lee, Sunburst, Encore, Murcott, Michal, Winola, Ponkan, Emperor, Tangfang e Primosole. Le varietà di arancio, invece, sono resistenti. In Spagna sono stati ottenuti recentemente due nuovi ibridi di Fortune resistenti, Garbi (Murcott Fortune) e Safor (Kara Fortune). DIFESA: il contenimento della malattia risulta particolarmente critico, anche in conseguenza del numero ristretto di sostane attive registrate su agrumi. Sulle piante di varietà suscettibili in produzione si possono effettuare trattamenti fogliari con prodotti rameici con cadenza di 10-15 giorni, in modo da assicurare una copertura costante dei frutticini nel periodo in cui sono più sensibili. L efficacia dei trattamenti dipende dal grado di sensibilità della varietà. Se il clima è molto piovoso essi sono inefficaci, soprattutto su varietà molto sensibili come Fortune e Minneola. Su Nova, meno sensibile di Fortune, i trattamenti con prodotti rameici, se effettuati tempestivamente, possono risultare efficaci. Sconsigliabile per le varietà di mandarino suscettibili l impianto con sesti molto stretti e in siti con clima caldo-umido o poco ventilati. s c c s n a s d r v la a Il fu Mal secco*** (tel. Dydimella sp., an. Plenodomus tracheiphilus; Asc.). Interessa anche S cedro, bergamotto, limetta e arancio amaro. I primi sintomi si manifestano sulle foglie apicali che mostrano decolorazioni e ingiallimenti, soprattutto in corrispondenza delle nervature. Con il tempo si ha caduta delle foglie e disseccamento dei rametti; nel caso di infezioni della parte epigea il decorso della malattia è lento e si ha emissione di numerosi polloni. Se invece l infezione prende avvio dalle radici, si ha la morte della pianta in breve tempo. Altro sintomo è la tipica colorazione salmone che assume il legno infetto. Sui frutti immaturi si verificano ingiallimenti parziali o totali della buccia mentre quelli invaiati appaiono rossastri, appassiti e cascolano. La malattia si propaga attraverso i conidi che penetrano attraverso le ferite nel periodo ottobre-febbraio in concomitanza di periodi umidi e piovosi. DIFESA: i principali accorgimenti di natura agronomica sono: estirpare le ceppaie di piante infette; tagliare e bruciare i rami infetti (il taglio va effettuato almeno 30 cm al di sotto della parte secca, avendo cura di disinfettare gli attrezzi utilizzati e di proteggere le superfici di taglio con appositi mastici); evitare le lavorazioni al terreno da metà autunno a primavera avanzata; eseguire le operazioni di potatura preferibilmente nella tarda primavera e con l occasione eliminare i polloni che si sviluppano al di sotto del punto d innesto; non eccedere nelle concimazioni azotate. Nel periodo compreso tra ottobre ed aprile e solo in seguito ad eventi meteorici avversi (grandinate, gelate, forti venti, ecc.) si consiglia di intervenire con composti rameici. Marciume acido* (tel. Dipodascus reessii, an. Geotrichum citri-aurantii; Asc.). Di per sé può essere considerata una alterazione di minore importanza, poiché necessita di condizioni di temperatura e umidità, che spesso non sono presenti nei nostri ambienti, quando il frutto, con la maturazione, diventa suscettibile; inoltre, il patogeno ha spore (artroconidi) che con difficoltà vengono trasportate dalle correnti d aria. Tuttavia, in particolari annate, la malattia può assumere contorni gravissimi perché dotata di elevata capacità di contaminazione secondaria. Si manifesta inizialmente con aree idropiche di qualche centimetro di diametro, depresse e giallo-crema fino a marrone chiaro con epidermide raggrinzita e rammollita facilmente asportabile. In uno stadio successivo, il patogeno G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 216 5/30/18 9:06 AM M g in D fo v Im z d c fr n P c b d d c fi ti lo m n tr T a a ( a è in

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini