SEZIONE G

A Aster (Aster spp.) Ligeide** (Nysius senecionis ; Rinc. Lig.). Gli adulti (4 mm di lunghezza, con pronoto le o. soe. a ni oe n. e a e oa bi e A: o e e e o e- n- b, mti o o ia G 227 macchiato di bruno nella parte anteriore) e le forme giovanili pungono le infiorescenze causando la necrosi degli elementi fiorali. DIFESA: intervento con piretrine naturali attivate con piperonil-butossido. Oziorrinco** (Otiorhynchus rugosustriatus; Col. Curcul.). Le larve infestano l apparato radicale causando deperimenti vegetativi e, talora, la morte della pianta. ®Fragola per le caratteristiche dell insetto e gli aspetti biologici. DIFESA: distribuzione nel terreno di sospensioni di nematodi antagonisti o distribuzione di thiametoxam con l acqua irrigua. Sputacchina* (Philaenus spumarius ; Rinc. Cerc.). Le forme giovanili si alimentano a spese dei tessuti del fusto, riparate entro la massa schiumosa che producono. ®Medica per gli aspetti biologici. DIFESA: eventuale intervento con piretroidi. Tripide** (Thrips simplex ; Tisanott. Trip.). Il tripide causa, con le sue punture, depig- mentazioni e necrosi puntiformi dei tessuti fogliari e macchie decolorate sui petali. DIFESA: intervento con acrinatrina. c f Fitoftora* (Phytophthora cryptogea; Oomycota). responsabile di una forma di rapi- do collasso vegetativo conseguente al marciume basale e delle radici. Colpisce piante in qualsiasi stadio e trova condizioni ideali per il suo sviluppo con elevata umidità del terreno e temperature intorno a 20-25 °C, in presenza delle quali l evoluzione della malattia avviene in 5-10 giorni. Con temperature più sfavorevoli, intorno a 5-15 °C, l incubazione dura più mesi. Il patogeno si conserva nel terreno con oospore, frutto della riproduzione sessuata. DIFESA: impiego di piante madri sane; assicurazione di un buon drenaggio del terreno; asportazione e distruzione delle piante colpite; distribuzione nel terreno di propamocarb, fosetil-Al. G Mal bianco** (Golovinomyces cichoracearum, syn. Erysiphe cichoracearum; Asc.). La vegetazione viene invasa da un feltro fungino bianco e dall aspetto polveroso. Le foglie colpite non si sviluppano, ingialliscono e disseccano. DIFESA: ricorso ad interventi con zolfo e triazoli. fit Giallume** (Candidatus Phytoplasma asteris; Mollicutes). una malattia universal- mente diffusa e conosciuta da tempo, indotta da un fitoplasma con diversi isolati e una gamma di piante ospiti particolarmente ampia, comprendente erbacee, arbustive ed arboree, sia coltivate sia spontanee, che possono fungere da sorgenti di inoculo per i suoi insetti vettori. Nelle piante di astro i sintomi iniziali della fitoplasmosi consistono in un diffuso ingiallimento delle foglie del fusto principale. Successivamente si ha la produzione di numerosi germogli secondari alla base delle foglie, che nel loro insieme formano degli scopazzi, provvisti di internodi lunghi e con foglie clorotiche, mentre il fusto principale presenta uno sviluppo ridotto. I sintomi che maggiormente caratterizzano la malattia compaiono a carico dei fiori che si presentano profondamente alterati per l inverdimento dei petali (virescenza) e la trasformazione di parti fiorali in foglie (fillodia). Il fitoplasma è diffuso da specie di cicadellidi dei generi Aphrodes spp., Euscelis spp., Euscledius spp., Macrosteles spp. DIFESA: si basa sulla propagazione di piante sane, sulla tempestiva distruzione delle piante infette e sul contenimento degli insetti vettori. In linea generale è opportuno mantenere le aree circostanti alle coltivazioni di astro il più possibile libere da erbe infestanti e da piante, anche di altre specie, con sintomi. G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 227 5/30/18 9:06 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini