SEZIONE G

ori 6 a. rA: ) e o i. a n givi o- a e ti ti e li è a oe a o e o a- a e ati e ni ae A Azalea (Azalea japonica) G 233 o attraverso gli stomi. La penetrazione nelle radici avviene attraverso ferite di varia origine. Le infezioni si realizzano con temperature superiori a 18 °C e con valori ottimali di 27-32 °C. Il fungo si sviluppa saprofiticamente e sporifica solo sulle foglie e sui petali caduti a terra e si conserva nel terreno con microsclerozi. DIFESA: eliminazione delle foglie e dei petali infetti caduti al suolo; interventi con sali di rame. Bolla o galle fogliari** (Exobasidium japonicum, E. rhododendri; Bas.). Produce de- formazioni su tutta la parte epigea di azalea e rododendro. In particolare sulla pagina inferiore delle foglie determina galle caratteristiche e vistose, misuranti anche qualche centimetro di diametro, di consistenza coriacea, bianco-giallastre, delicatamente pruinoso-feltrose. Il micelio si sviluppa sotto l epidermide e poi differenzia i basidi erompenti all esterno dai quali si producono le basidiospore che si diffondono nell ambiente. Alti valori di umidità relativa e la presenza di mosca bianca (serre) favoriscono la diffusione stessa. DIFESA: la raccolta e distruzione delle parti infette nonché la disinfezione delle forbici e un adeguata aerazione rappresentano i mezzi migliori per evitare la malattia che possono essere integrati, in presenza di elevate infezioni, con applicazioni di prodotti rameici. Cancri rameali* (Botriosphaeria dothidea; Asc.) (®Arancio). Maculature fogliari*. Maculature fogliari di vario tipo possono essere causate da nu- merosi patogeni fungini. (tel. Glomerella cingulata, an. Colletotrichum gloeosporioides; Asc.). Determina sulle foglie piccole macchie irregolari di colore bruno, generalmente isolate, che in caso di gravi attacchi possono portare alla loro caduta anticipata e al deperimento della pianta. Questa sintomatologia viene anche denominata antracnosi e, oltre all azalea, può colpire anche il rododendro. (Phomopsis rhododendri; Asc.). Causa evidenti maculature necrotiche di colore grigio nella zona centrale e bruno in quella periferica. Può colpire anche il rododendro. (Spherulina azaleae, syn. Phloeospora azaleae; Asc.). Provoca piccole e numerose maculature di colore dapprima rossastro poi bruno fino al disseccamento, sulle quali è possibile osservare le fruttificazioni agamiche (picnidi). Le foglie molto colpite ingialliscono e cadono anticipatamente determinando il deperimento della pianta. Può colpire anche il rododendro e viene chiamata anche septoriosi (vedi oltre). (Phyllosticta rhododendri; Asc.). Può colpire anche il rododendro. DIFESA: oltre agli accorgimenti agronomici, quali fertilizzazioni ed irrigazioni equilibrate, eliminazione delle foglie colpite, può essere basata sull applicazione, in particolare in vivaio, di fungicidi (rameici, organici ad ampio spettro). G Mal bianco* (Erysiphe polygoni, Podosphaera pannosa; Asc.). Entrambe le specie causano su molteplici piante ornamentali (e non solo) la tipica copertura polverulenta biancastra sulle foglie e sui germogli che in seguito necrotizzano e possono cadere. Le piante risultano sofferenti con conseguenti danni estetici. DIFESA: gravi infezioni possono essere contenute con opportune potature e successive applicazioni di zolfo e antioidici di sintesi. Marciumi e necrosi dei fiori*** (Ovulinia azaleae ; Asc.). una malattia non comune, ma alquanto insidiosa e temibile. In ambienti umidi e piovosi il fungo colpisce i fiori, causando la comparsa di piccole macchie necrotiche che poi confluiscono in ampie G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 233 5/30/18 9:07 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini