Azzeruolo

B Barbabietola (Beta vulgaris varietà: saccharifera; cicla; rubra) G 235 Azzeruolo (Grataegus azarolus) Ruggine (Gymnosporangium clavariiforme; Bas.) (®Biancospino). Bagolaro (Celtis australis) i Libitea* (Libythea celtis; Lepid. Libit.). Le larve (3-3,5 cm di lunghezza, corpo pubescen- te dorsalmente scuro e più chiaro al ventre, interessato dorsalmente da una linea biancogiallastra e da una fascia laterale biancastra o rossastra) divorano le foglie, rispettando le nervature. Gli adulti (3-3,5 cm di apertura alare) presentano ali fulve con riflesso blu acciaio ed ampie tacche squadrate di colore aranciato; il margine esterno è ondulatodentato, con curvatura falciforme posta verso l apice. Sverna allo stato adulto e vola dal mese di febbraio a giugno ed oltre, secondo gli ambienti. Depone le uova sulle giovani foglie, alla rottura delle gemme. Le larve raggiungono la maturità a partire dall inizio di maggio nelle regioni meridionali, più tardi in quelle settentrionali. Esse si incrisalidano appese ai rami. Compie 1-2 generazioni all anno in funzione degli ambienti. DIFESA: intervento con Bacillus thuringiensis var. kurstaki solo in presenza di forti infestazioni. Litocollete del bagolaro* (Phyllonorycter millierella; Lepid. Gracill.). Le larve scavano mine fogliari, causando talora la deformazione del lembo quando le mine sono numerose e vengono scavate su foglie giovani. Il microlepidottero compie più generazioni all anno, sviluppando le maggiori popolazioni sul finire dell estate, e sverna allo stato di crisalide nelle foglie cadute al suolo. DIFESA: non necessaria. G Pulvinaria del tiglio e dell ortensia* (Pulvinaria hydrangeae; Rinc. Cocc.). Le infesta- zioni interessano la pagina inferiore delle foglie e sono molto appariscenti per il vistoso ovisacco bianco delle femmine. ®Tiglio per gli aspetti morfologici e biologici. DIFESA: non necessaria per le ridotte infestazioni che abitualmente interessano questa pianta. Rodilegno giallo* (Zeuzera pyrina; Lepid. Coss.). Le larve scavano gallerie nei rami e nel tronco, ma gli attacchi sono poco frequenti. ®Pero per i caratteri morfologici, la biologia e la difesa. f Carie del legno** (generi: Trametes, Poria, Polyporus, Fomes, Coryolus, Ganoderma, i Afide nero della fava*** (Aphis fabae ; Rinc. Afid.). L afide, di colore nero, colonizza Lenzites, Stereum, Phellinus; Bas.). Le diverse entità fungine causano processi di carie del legno che riducono la vita delle piante. Al colletto o sul tronco compaiono i corpi fruttiferi (basidiocarpi), caratteristici per ciascun fungo. ®Pioppo per gli elementi informativi relativi ai diversi funghi. DIFESA: protezione delle ferite di varia origine per prevenire l insediamento dei patogeni; eventuale ricorso a operazioni di dendrochirurgia per asportare i tessuti aggrediti dalle carie. Barbabietola (Beta vulgaris varietà: saccharifera; cicla; rubra) le foglie della rosetta centrale causandone l accartocciamento e il disseccamento. ®Fava per gli aspetti biologici. DIFESA: ricorso al trattamento con aficidi (pirimicarb, piretroidi, ecc.). Afide verde del pesco*** (Myzus persicae ; Rinc. Afid.). L afide colonizza la pagina in- feriore delle foglie. temibile come vettore del virus del giallume moderato. ®Pesco per gli aspetti biologici. DIFESA: intervento con aficidi (pirimicarb, piretroidi, ecc.). G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 235 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini