SEZIONE G

G 238 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Punteruoli** (Lixus junci, Lixus scabricollis; Col. Curcul.). Gli adulti hanno una forma P stretta e allungata, con una taglia di 8-13 mm in L. junci e 4-6 mm in L. scabricollis. Essi compaiono all inizio di aprile. L. junci depone le uova entro pozzetti scavati con il rostro negli scapi fiorali delle bietole portaseme o in fori compiuti al colletto dei fittoni, mentre L. scabricollis le inserisce entro le coste fogliari. Le larve della prima specie scavano gallerie nell asse degli scapi fiorali e si approfondiscono verticalmente nella zona del colletto; quelle di L. scabricollis compiono escavazioni entro la costa fogliare. Raggiunta la maturità compiono la metamorfosi in sito per poi dare gli adulti in estate. Questi rimangono nei bietolai e ai primi freddi si rifugiano per ricomparire nella successiva primavera. DIFESA: nelle coltivazioni di bietole seme, eventuale ricorso ad interventi con piretroidi alla comparsa degli adulti che hanno svernato. Tignola** (Scrobipalpa ocellatella; Lepid. Gelech.). Le larve (inizialmente verdastre, rossastre a maturità, lunghe 10-12 mm) danneggiano la rosetta centrale delle foglie, distruggendola. L insetto sverna allo stato di crisalide entro i resti colturali rimasti in campo. Gli adulti hanno ali grigio-brune con variegature scure e un apertura alare di 13-14 mm. Essi compaiono alla fine di aprile-inizio di maggio e depongono le uova alla base dei piccioli fogliari o fra i fiori degli scapi fiorali delle bietole portaseme. Le larve raggiungono la maturità e si incrisalidano alla fine di maggio e i nuovi adulti compaiono da metà giugno in poi. Nel corso della stagione si susseguono 2-3 generazioni nelle regioni settentrionali, 3-4 in quelle meridionali. DIFESA: eventuale intervento con piretroidi alla comparsa degli attacchi larvali. n c Nematode a cisti*** (Heterodera schachtii; Tilenc. Eter.). Il nematode induce la forma- zione di abbondante capillizio radicale. Le piante infestate manifestano l avvizzimento della vegetazione durante le ore più calde. Il ciclo prende avvio in presenza di piante ospiti che permettono la schiusura delle uova contenute nelle cisti. Le larve penetrano nelle radici e durante il quarto stadio avviene la differenziazione dei due sessi, con comparsa di una femmina dall aspetto limoniforme e di un maschio anguilliforme. La femmina matura fecondata assume l aspetto di una perlina limoniforme di colore bianco attaccata alle radici. In seguito alla sua morte le pareti dell ovisacco si induriscono e imbruniscono, con conseguente comparsa di una cisti che costituisce l organo di conservazione del nematode. DIFESA: adozione di rotazioni almeno quadriennali; coltivazione intercalare di piante biocide di Raphanus sativus var. oleiformis e Sinapis alba al fine di ridurre la carica cistica nel terreno. Moria delle piantine* (Pythium spp.; Oomycota). Si tratta di patogeni frequenti soprat- tutto nei vivai e riferiti a diverse specie, in particolare P. debaryanum, P. ultimum, P. aphanidermum. Sono assai polifagi e colpiscono le piantine prima dell emergenza o nelle fasi immediatamente successive, causando la strozzatura e necrosi del fusticino a livello del colletto e la marcescenza delle radici, per cui la pianta si piega sul terreno e muore. Le infezioni si propagano a macchia d olio e possono causare notevoli morie di piantine, distribuite a chiazze. Le infezioni avvengono direttamente attraverso gli sporangi prodotti dal micelio oppure attraverso le zoospore. I patogeni sopravvivono nel terreno allo stato saprofitario o con organi di conservazione differenziati dal micelio (clamidospore) oppure con oospore derivanti dalla riproduzione sessuata. Condizioni favorevoli alle infezioni sono l elevata densità di semina, l elevata temperatura e umidità, i ristagni idrici, la scarsa luminosità. DIFESA: è basata sia su misure di prevenzione (limitare le irrigazioni, evitare i ristagni idrici, favorire l arieggiamento e l illuminazione delle piantine), sia su interventi diretti (concia delle sementi con fungicidi, disinfezione dei substrati e del terreno con vapore surriscaldato o fungicidi). G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 238 5/30/18 9:09 AM n r d b L c b s ( a s a in s f A A d r tu s C ta p c c r le fa v s Il c p a fu im d M p u n o g d

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini