SEZIONE G

B Barbabietola (Beta vulgaris varietà: saccharifera; cicla; rubra) Peronospora* (Peronospora farinosa; Oomycota). una malattia pericolosa nelle an- a s. il oe a e. aa d e, e, n di a e o e e- ao e ei, e. e io i; s tP. o o o e li o o ni ie e e G 239 nate con primavere molto piovose, soprattutto sulle colture portaseme. Colpisce preferibilmente le foglie più giovani, determinando sulla pagina superiore macchie sfumate di colore giallastro in corrispondenza delle quali compare, sulla pagina inferiore, un abbondante muffa feltrosa di colore grigio-violaceo, costituita dai conidiofori e conidi. Le foglie colpite manifestano bollosità, deformazioni, accartocciamenti e infine disseccano. La malattia è diffusa dai conidi ed è favorita da livelli di umidità molto elevati e bagnature, con temperature relativamente basse (intorno ai 10 °C). Il patogeno si conserva generalmente come micelio nei residui colturali e nelle piante a semina autunnale (a livello di radice e colletto) o in quelle selvatiche; la conservazione può avvenuire anche attraverso il seme, mentre più rara è la formazione di oospore. DIFESA: è basata su misure preventive come ampie rotazioni, impiego di seme sano o conciato con antiperonosporici, asportazione dei residui colturali infetti; il ricorso alla lotta chimica in vegetazione con antiperonosporici può essere opportuno in annate molto piovose, soprattutto su colture portaseme. f Alternariosi* (®Nerume). Antracnosi* (Colletotrichum dematium; Asc.). causata dallo stesso patogeno tipico dello spinacio e colpisce le foglie determinando su lembi e piccioli macchie necrotiche rotondeggianti. Come nel caso dello spinacio è particolarmente pericolosa per le colture da seme in quanto si conserva sui semi. DIFESA: è fondamentale l utilizzo di seme sano o conciato con idonei fungicidi (es. thiram). G Cercosporiosi*** (Cercospora beticola; Asc.). Può colpire tutte le parti aeree della pian- ta e determina inizialmente sul lembo fogliare piccole macchie brune, che si evolvono poi nel tipico sintomo della malattia: macchie rotondeggianti del diametro di 2-3 mm con un area centrale grigia, contornate da un alone più scuro, a volte rossastro. Macchie analoghe, generalmente di forma allungata, si sviluppano anche sui piccioli fogliari. Quando sono numerose, le macchie possono confluire e far seccare ampie parti del lembo fogliare. In corrispondenza delle macchie, sulla pagina inferiore si differenziano fascetti di conidiofori che diffondono i conidi principalmente attraverso l acqua e il vento. Le condizioni ambientali favorevoli alla malattia corrispondono a temperature superiori a 10 °C (optimum 25-30 °C) e umidità superiore al 65-70% (optimum >95%). Il patogeno si conserva principalmente sui residui colturali come micelio, da cui, in condizioni favorevoli riprende la produzione di conidi; esso, inoltre, è in grado di perpetuarsi anche sul seme. DIFESA: è basata fondamentalmente su alcune applicazioni, a partire dalla comparsa delle prime macchie e con intervalli di 15-20 giorni, di idonei fungicidi (diversi IBS, rameici, strobilurine, clortalonil, mancozeb, tiophanate metyl); importanti sono anche le misure di carattere preventivo: impiego di varietà tolleranti e di seme conciato, ampie rotazioni colturali. Mal bianco** (Erysiphe betae; Asc.). Colpisce le foglie, su cui si sviluppano su entrambe le pagine macchie biancastre farinose che tendono a ricoprire l intero lembo conferendogli un aspetto polveroso; le stesse progressivamente ingialliscono e se l attacco è grave possono anche disseccare. Le foglie giovani presentano uno sviluppo rallentato e irregolare con ondulazioni del lembo. L efflorescenza bianca è costituita dal micelio fungino, da cui vengono prodotti i conidi, che provvedono a diffondere la malattia attraverso il vento. Alla fine dell estate sul feltro miceliale si sviluppano corpiccioli sferici, di colore inizialmente giallo G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 239 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini