9.3.1 Phylum Blastocladiomycota (classe Blastocladiomycetes)

G 24 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE cioè la capacità di vivere in ospiti diversi sui quali assumono aspetti morfologici pure diversi (es. la ruggine nera del grano in primavera si trova sul Crespino, quella del pero sul Ginepro, e così via). Si tratta di organismi dotati di larghe possibilità di sopravvivenza e diffusione: in effetti, l ambiente che circonda le piante agrarie contiene un enorme quantità dei loro germi, pronti ad aggredire i loro ospiti appena se ne presentino le condizioni favorevoli. Non è sufficiente che uno di tali propaguli raggiunga un organo della pianta perché l infezione avvenga, bensì si richiede un complesso di condizioni, fra cui hanno preminente importanza quelle connesse alla temperatura e all umidità. Nella maggior parte dei funghi il corpo vegetativo (tallo) è costituito da filamenti (ife), continui o settati, il cui insieme forma il micelio. Questo non è l unione di singole cellule, ma un insieme indiviso e multinucleato costituito da una parete, nella maggioranza dei casi, costituita da chitina mentre quella degli organismi del phylum Oomycota (regno Chromista) è sostanzialmente a base di cellulosa. Il citoplasma del protoplasto si compone di un reticolo endoplasmatico e di una matrice citoplasmatica provvista di membrana cellulare costituita da un doppio strato di fosfolipidi associati a proteine e steroli. Lo sterolo presente nella membrana dei funghi veri è l ergosterolo che è invece assente nel pylum degli Oomycota sostituito da fitosteroli. Nella matrice citoplasmatica sono presenti nucleo, mitocondri, ribosomi, vacuoli e apparato del Golgi. Il micelio contrae rapporti con i tessuti dell ospite assorbendo le sostanze alimentari ed emettendo dalle ife organi di aderenza (appressori) e altri di suzione (austori). Il micelio penetra all interno dei tessuti dell ospite oppure può svilupparsi solo alla loro superficie. Esso può subire trasformazioni per originare organi e strutture con diverse funzioni, comprendenti cordoni miceliali (rizomorfe), feltri o cuscinetti miceliali, formazioni crostose (stromi) che possono fungere da organi di conservazione oppure ospitare elementi della riproduzione gamica e agamica, addensamenti sferoidali (sclerozi) adatti a superare avverse condizioni ambientali. Le ife miceliche riescono a produrre corti rami (conidiofori) che portano elementi della riproduzione agamica (conidi, zoospore) i quali, distaccandosi facilmente, permettono la diffusione del fungo. In alcuni funghi porzioni apicali o intercalari del micelio possono trasformarsi anche in corpi sferoidali con parete consistente (clamidospore) che costituiscono organi di propagazione. Come già precisato, in presenza di avverse condizioni ambientali la riproduzione agamica viene sostituita da quella gamica, attraverso la quale, con l incontro di gameti di segno opposto, si formano spore di conservazione che, in molti funghi, si differenziano all interno di apposite strutture (corpi fruttiferi ). Cinque sono i phyla che compongono il regno dei funghi: Blastocladiomycota, Chytridiomycota, Zygomycota, Ascomycota e Basidiomycota. poi presente un altra categoria informale denominata funghi anamorfici, i cui componenti nelle diverse edizioni del Dictionary of the Fungi sono stati classificati come Deuteromycetes o funghi imperfetti e in seguito come funghi mitosporici . All interno di questo raggruppamento sono presenti attualmente le forme agamiche dei funghi che siano stati collegati o meno alla forma gamica presente tra gli Ascomycetes e i Basidiomycetes. 9.3.1 Phylum Blastocladiomycota (classe Blastocladiomycetes). composto dal solo ordine delle Blastocladiales nel quale si ricorda la famiglia Physodermataceae con Physoderma leproides, agente del mal del gozzo della bietola . G01_1_Fitopatologia.indd 24 15/06/18 09:23 9 d n d a d p n 9 ti m g p ti s d d o s tr o c q in 9 ( u m ( e

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini