SEZIONE G

G 240 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE poi bruno-nerastro, che costituiscono le fruttificazioni sessuate (cleistoteci). Il patogeno si conserva sia attraverso i corpi fruttiferi sessuati, sia nella forma agamica sui residui colturali, da cui viene diffuso rispettivamente attraverso ascospore e soprattutto conidi. La malattia è favorita da condizioni ambientali calde (temperature ottimali fra 20 e 30 °C), mentre con andamento climatico fresco e umido tende a regredire. DIFESA: è basata sull applicazione di antioidici (zolfo in particolare) a partire dalla comparsa dei primi sintomi. Da notare che diversi fungicidi utilizzati contro la cercosporiosi sono dotati anche di attività antioidica (es. IBS, strobilurine). Mal del gozzo* (Physoderma leproides; Chytridiomycota). Di comparsa poco comune sulla bietola coltivata, causa lo sviluppo di masse tumorali di varia forma e grandezza, localizzate in vicinanza del colletto a livello del suolo (quelle più grandi) e sulla parte aerea (foglie e piccioli), che assumomo un aspetto suberoso, bruno all esterno, bianco internamente. Il patogeno si conserva attraverso spore durevoli che si formano all interno dei tumori e producono gli sporangi o direttamente le zoospore, da cui hanno origine le nuove infezioni. DIFESA: oltre che sulla rotazione, è basata sull eliminazione dei primi focolai d infezione. Mal del piede o gamba nera* (Neocamarosporium betae, syn. Pleospora betae, syn. Phoma betae; Asc.). Si manifesta tipicamente con più o meno estesi marciumi delle radici in vicinanza del colletto o nella parte apicale. Sulle foglie compaiono delle macchie necrotiche, di forma irregolare, a contorno bruno, a sviluppo concentrico (più grandi di quelle della cercospora), spesso confluenti. Il patogeno può sopravvivere sui residui vegetali infetti e sulle radici delle piante portaseme, ma la sua via principale di perpetuazione e diffusione è rappresentata dal seme, su cui si conserva per alcuni anni. La malattia è favorita da elevate umidità e piogge, nonché dalle basse temperature. DIFESA: è basata sulla concia del seme con fungicidi. Mal dello sclerozio* (Athelia rolfsii, syn. Sclerotium rolfsii; Bas.). Si tratta di un patogeno molto polifago, in grado di attaccare numerose colture erbacee. Colpisce la radice, su cui compare una efflorescenza bianca, di aspetto cotonoso e conformata a ventaglio nella porzione terminale delle aree infette. Successivamente nella massa miceliale si sviluppano dei corpiccioli sferici, dapprima biancastri e soffici, poi sempre più scuri e consistenti, che corrispondono agli sclerozi del fungo. Nei casi più gravi tutto il fittone viene interessato dal marciume e la pianta dissecca completamente. Il patogeno si conserva sia come micelio in grado di svilupparsi saprofiticamente sui residui colturali sia in forma quiescente negli sclerozi, che permangono vitali per molti anni se restano negli starti superficiali del terreno. Le infezioni sono favorite dalle elevate temperature e dalle ridotte umidità. DIFESA: è basata sulle misure agronomiche in grado di ridurre la quantità di inoculo (lunghi avvicendamenti colturali, eliminazione del materiale infetto). Mal vinato* (Helicobasidium purpureum, syn. Rhizoctonia violacea; Bas.). Le piante infette manifestano un decadimento progressivo della rosetta fogliare e una scarsa resistenza all estirpazione. Il fìttone appare marcescente e ricoperto da una efflorescenza miceliale feltrosa, vellutata, di colore rosso vinoso costituita da numerosi elementi filiformi (le ife del fungo) variamente intrecciati, spesso disposti a mò di rete, con maglie strette. Il patogeno è polifago e colpisce le bietole, soprattutto nelle zone molto umide, specialmente in presenza di inoculo nel terreno proveniente anche da altre colture (es. patata, carota, asparago). La conservazione avviene nel terreno attraverso ammassi di micelio. DIFESA: è basata su interventi agronomici preventivi (avvicendamenti con colture poco suscettibili, eliminazione dei residui colturali infetti, corretta sistemazione e drenaggio del terreno). G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 240 5/30/18 9:09 AM M t s a p D M t a m c d p g n in d N s in d le s s fo a i R d c p d in a R n d m in r b fo p s

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini