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G 242 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE b Scabbia* (Streptomyces scabies; Firmicutes). Colpisce la pianta a livello della radice, su cui si manifestano aree bruno-scure con screpolature longitudinali e anfrattuosità, su cui i tessuti superficiali tendono a desquamarsi. Spesso le lesioni sono riunite in aree più ampie, che circondano l intera radice. Il patogeno (agente della scabbia comune della patata) si conserva a lungo nel terreno allo stato saprofitario. DIFESA: è basata su misure indirette preventive come le lunghe rotazioni. v Giallume** (Beet yellow virus 5 BYV, gen. Closterovirus). Si evidenzia sulle foglie completamente sviluppate con decolorazioni giallo chiaro che interessano dapprima i tessuti adiacenti alle nervature e successivamente si espandono e confluiscono fra loro fino a interessare gran parte della lamina. Sulle foglie ingiallite, più spesse e fragili del normale, possono comparire delle macchie rossastre necrotiche. Il virus del giallume è diffuso da numerose specie di afidi in modo semipersistente; le principali sorgenti d inoculo per gli afidi vettori sono rappresentate dalle coltivazioni di bietole portaseme. DIFESA: impiego di varietà resistenti. I trattamenti contro i vettori sono poco efficaci. g v b p n s d s p r li p d tr D u m im Giallume moderato** (Beet mild yellowing virus 5 BMYV, gen. Polerovirus) Giallume occidentale** (Beet western yellows virus 5 BWYV, gen. Polerovirus). I sintomi compaiono sulle foglie completamente sviluppate e sono costituiti da una leggera decolorazione che inizia dall apice della lamina e si estende gradualmente verso il picciolo; successivamente le aree clorotiche assumono una colorazione giallastra e poi arancione. Le foglie sintomatiche presentano il lembo più fragile del normale e vanno soggette ad attacchi fungini (es. Alternaria spp.). I due virus hanno un ampia gamma di piante ospiti, sia coltivate (lattuga, crucifere) sia spontanee, che svolgono un ruolo importante per la loro conservazione fra un ciclo vegetativo e l altro e quali fonti di inoculo per gli afidi vettori che li trasmettono in maniera persistente circolativa. La loro incidenza economica dipende dal numero di piante infette in una coltivazione e dalla precocità dell infezione nei confronti del loro sviluppo. DIFESA: i trattamenti aficidi se eseguiti prima della comparsa dei sintomi di giallume possono ridurre la diffusione dei virus. pp C Mosaico* (Beet mosaic virus 5 BtMV, gen. Potyvirus). Si manifesta sulle foglie giovani M con piccole aree clorotiche sparse su tutta la lamina. Si tratta di un virus essenzialmente specifico di chenopodiacee, trasmesso in modo non persistente da afidi; le coltivazioni di barbabietola portaseme costituiscono la principale sorgente di inoculo per i vettori. DIFESA: l unico intervento praticabile è quello di distanziare le colture industriali da quelle da seme. Rizomania*** (Beet necrotic yellow vein virus 5 BNYVV, gen. Benyvirus). Si tratta di una grave alterazione della barbabietola da zucchero caratterizzata da abnorme proliferazione di radici secondarie, spesso prive di anastomosi con gli elementi conduttori del fittone, che vanno più o meno soggette a necrotizzazione. Nella forma sintomatologica più accentuata le radici secondarie sono localizzate sia nei solchi saccariferi sia in tutta la porzione distale del fittone e delle radici laterali. A queste manifestazioni si accompagna un leggero imbrunimento dei fasci fibro-vascolari. Oggi l alterazione solitamente si riscontra in una forma meno grave in cui la proliferazione di radici secondarie è limitata alla porzione apicale del fittone e di qualche radice laterale. Nella parte epigea si evidenziano decolorazioni, perdita di turgore della lamina fogliare nelle ore calde del G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 242 5/30/18 9:09 AM D b i A r v r a r N n e r a S m 3 L z n in c ti T c r

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini