9.3.2 Phylum Chytridiomycota (classi Chytridiomycetes e

e o fo oé i- ti e oa o a e è e oosi e ti e li a oo. e di adi o ohi o hi e li al n PROTOZOI, CROMISTI E FUNGHI G 25 9.3.2 Phylum Chytridiomycota (classi Chytridiomycetes e Monoblepharidomycetes). Comprende funghi con micelio filamentoso non settato e zoospore munite generalmente di un solo flagello. Quattro sono gli ordini riconosciuti al suo interno di cui quello delle Chytridiales è il più importante da un punto di vista fitopatologico; a esso appartiene la famiglia Synchytriaceae con Synchytrium endobioticum (agente della rogna nera della patata ) e la famiglia Olpidiaceae con Olpidium brassicae, che provoca marciumi radicali in molteplici piante erbacee, ma risulta particolarmente dannoso in quanto vettore di fitovirus. 9.3.3 Phylum Zygomycota. Questi funghi sono caratterizzati da un micelio aploide tipicamente cenocitico (non settato) e da una riproduzione agamica che avviene per mezzo di aplanospore (spore sprovviste di organuli di movimento come ciglia e flagelli), uni o plurinucleate. La riproduzione gamica è isogama o eterogama e avviene pertanto attraverso la copulazione di due gametangi cenocitici indifferenziati e rispettivamente uguali o disuguali da un punto di vista morfologico, appartenenti allo stesso individuo (specie omotalliche) o a individui diversi (specie eterotalliche). Il frutto dell unione è una spora di conservazione (zigospora) che dopo la meiosi germina mediante emissione di un ifa o di uno sporangio. Al phylum appartengono: 4 subphyla, 10 ordini e 27 famiglie, nei quali sono generalmente presenti generi parassiti di Artropodi. All ordine Mucorales appartiene la specie Rhizopus stolonifer (fam. Mucoraceae), la sola di interesse agrario che, oltre a riprodursi per via sessuata, si moltiplica anche tramite spore che si formano all interno di uno sporangioforo. Le spore germinando originano un micelio cenocitico fornito di corti rizoidi che penetrano nei tessuti producendo sia ife erette in fasci sia striscianti (stoloni). All estremità dei fasci eretti di ife e di quelle nate in corrispondenza dei nodi radicanti degli stoloni, si differenziano sporangi inizialmente biancastri che a maturità assumono colore nero. G 9.3.4 Phylum Ascomycota (Ascomycetes). Racchiude funghi con micelio aploide (solo i lieviti vegetano come singole cellule aploidi che talora si alternano con una fase unicellulare diploide), composto da ife settate a cellule uninucleate o plurinucleate. Il micelio, in presenza di determinate condizioni, può addensarsi per costituire corpi duri (sclerozi), ricchi di materiale di riserva e costituenti forme quiescenti. La riproduzione agamica avviene tramite conidi aploidi, le cui fruttificazioni possono essere rappresentate da: conidiofori liberi (semplici o ramificati) che si differenziano dal micelio; coremio (fasci colonnari di conidiofori strettamente legati gli uni agli altri e portanti all estremità conidi isolati o in catenelle divergenti all estremità e formanti una sorta di testa); sporodochio (riunione di conidiofori formanti una sorta di cuscinetto o mammellone inserito su un substrato stromatico costituito da un addensamento di ife); acervulo (corti conidiofori semplici inseriti su un sottile stroma subepidermico o sottocuticolare); picnidio (ricettacolo sferoidale incavato in uno stroma, aperto alla sommità con un ostiolo e la cui cavità è tappezzata da uno strato conidiogeno produttore di una notevole quantità di conidi o, più propriamente, di picnoconidi. Questi dapprima si accumulano nella camera del picnidio poi, in particolari condizioni ambientali, iniziano a uscire dal foro, di norma sotto forma di un cirro). G01_1_Fitopatologia.indd 25 15/06/18 09:23

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini