SEZIONE G

e pri, e o r o 2 e u- o n- o o nel a a o nn di oe, ni e si ao. i. io A: o, li di C Carciofo (Cynara scolymus) e Cardo (Cynara cardunculus) c f G 259 Peronospora* (Bremia lactucae; Oomycota). Può colpire carciofo e cardo. Si manifesta con macchie fogliari clorotiche che in seguito imbruniscono e necrotizzano, cui corrisponde sulla pagina inferiore un efflorescenza biancastra costituita dalle fruttificazioni agamiche del patogeno. I sintomi possono essere confusi con quelli causati dall oidio. La malattia è favorita da condizioni climatiche fresche e piovose e generalmente si sviluppa su piante a fine ciclo, ma può anche colpire la coltura prima o durante la produzione dei capolini. Il patogeno si conserva in inverno come micelio sulle piante colpite o sui residui colturali. DIFESA: oltre che ad accorgimenti agronomici di prevenzione (eliminazione dei residui colturali infetti, oculato uso dell irrigazione e della concimazione azotata), può fare ricorso a trattamenti con antiperonosporici (es. rameici, metalaxyl e metalaxyl-M, azoxystrobin, pyraclostrobin 1 dimethomorph). Ascochitosi* (Phomopsis vexans, syn. Ascochyta hortorum; Asc.). Attacca il carciofo principalmente a livello delle foglie e delle brattee esterne dei capolini, su cui compaiono macchie circolari con zonature concentriche di colore bruno, cosparse di corpiccioli nerastri (picnidi), da cui vengono liberati i conidi che diffondono le infezioni attraverso pioggia e vento. In presenza di elevata umidità i capolini possono essere interessati da marciumi anche in profondità. DIFESA: non richiede di norma interventi specifici, se si esclude l eliminazione dei capolini colpiti. Marciume dei capolini* (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea; Asc.). Il patogeno, noto per la sua dannosità su numerose specie, può attaccare anche foglie e fusti, ma si insedia soprattutto a livello dei capolini, su cui, alla base delle spine delle brattee esterne, compaiono piccole necrosi seguite da marcescenza e produzione della tipica efflorescenza grigiastra, in condizioni di elevata umidità. I sintomi possono comparire in campo, ma spesso si manifestano durante il trasporto e la commercializzazione. Le infezioni sono favorite da elevate umidità ed eccesso di concimazioni, ma sono collegate a lesioni dei tessuti di varia origine (in particolare da abbassamenti termici, ma anche da peronospora, meccanica). DIFESA: data l impossibilità di intervenire sulle condizioni ambientali, allo scopo di prevenire le infezioni, è utile, nella fase di raccolta e commercializzazione, eliminare i capolini infetti; in campo possono essere inoltre eseguiti trattamenti alle piante con antibotritici. Marciumi del colletto*** (Sclerotinia sclerotiorum; Asc. - Athelia rolfsii, syn. Sclerotium rolfsii; Bas. Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani; Bas.). I tre patogeni, noti per la loro polifagia, determinano sul carciofo sintomi analoghi: appassimento e ingiallimento delle foglie esterne e progressivo disseccamento di tutte le foglie, marcescenza totale del colletto, con distacco del cespo di foglie e morte della pianta. La distinzione fra i tre agenti è possibile attraverso l esame della parte basale delle piante, sui cui tessuti marcescenti si sviluppa un efflorescenza spesso accompagnata da formazioni scleroziali (rispettivamente bianca con grossi sclerozi neri, bianco-candida con sclerozi più piccoli e color caffe-latte, dapprima bianca poi bruno-rossastra con piccoli pseudosclerozi). I microrganismi si conservano a lungo nel terreno attraverso gli sclerozi e vengono diffusi anche attraverso gli ovuli infetti; gli attacchi sono quindi più frequenti nei giovani impianti. Lo sviluppo dei tre funghi è favorito dalla elevata umidità del terreno; riguardo alla temperatura A. rolfsii e R. solani prediligono valori elevati e sono più aggressivi in estate, mentre S. sclerotiorum lo è in autunno. DIFESA: è innanzitutto basata sulla prevenzione agronomica, attraverso rotazioni adeguate, impiego di materiale di propagazione sano, corretta gestione delle piante (specialmente attraverso concimazione e irrigazione, allo scopo di non forzare troppo la coltura); utile risulta anche la disinfezione degli ovuli con fungicidi, così come l impiego di antagonisti come Coniothyrium minitans, peraltro specifico per S. sclerotiorum. G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 259 G 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini