SEZIONE G

G 264 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Rizottoniosi* (Thanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani; Bas.). Patogeno as- b sai polifago e ubiquitario nel terreno, causa sulla carota imbrunimenti marcescenti a livello del colletto oppure aree marcescenti brune, depresse in corrispondenza delle radichette laterali sul fittone. Si tratta di un marciume generalmente secco, che può comunque evolvere in marciume molle a seguito dell invasione batterica, e portare alla morte della pianta. Le infezioni avvengono soprattutto nei mesi estivo-autunnali attraverso i tessuti corticali della radice ad opera di micelio e sclerozi svernanti e sono favorite da umidità e temperature elevate (optimum 20-28 °C). L attività del fungo può proseguire anche dopo la raccolta durante la conservazione. DIFESA: è basata sia su misure di prevenzione agronomica (rotazione con colture non suscettibili, drenaggio del terreno, distruzione dei residui colturali), sia su interventi con fungicidi in vegetazione (es. tolclofos-methyl). Sclerotinia* (Sclerotinia sclerotiorum; Asc.). Specie altrettanto ubiquitaria e polifaga delle colture ortive, su carota attacca le piante a livello del colletto e della radice, dove compaiono aree imbrunite, marcescenti che si ricoprono di una muffa bianca cotonosa, sulla quale si sviluppano grossi sclerozi neri. Questi si conservano a lungo nel terreno e, in condizioni favorevoli (prolungata bagnatura del terreno), danno origine agli apoteci da cui si sviluppano aschi e ascospore che sono i principali responsabili della diffusione della malattia. Le infezioni sono favorite dalla presenza prolungata di acqua, terreni leggeri e da temperature comprese fra 10 e 25 °C; gli attacchi possono proseguire anche in post-raccolta. DIFESA: è basata su interventi indiretti di prevenzione (irrigazioni controllate, concimazioni azotate non eccessive, rotazione con colture non suscettibili come i cereali) e su eventuali interventi con fungicidi. Seccume fogliare* (Xanthomonas hortorum pv. carota e syn. X. campestris pv. carotae ; Gracilicutes). I sintomi si manifestano principalmente sulle foglie, con macchie clorotiche angolari che poi imbruniscono e necrotizzano, circondate da un alone giallo, e possono estendersi anche ai piccioli. Sono molto sensibili anche gli scapi (peduncoli) fiorali, su cui compaiono lesioni allungate, con emissione di essudato. Il patogeno si conserva facilmente sul seme infetto che costituisce quindi un importante veicolo di trasmissione; inoltre può sopravvivere sui residui colturali. Le infezioni sono favorite da elevati livelli di umidità e bagnature, con un optimum termico di 25-30 °C. Il batterio può colpire anche altre ombrellifere (es. prezzemolo). DIFESA: è imperniata sull impiego di seme sano o disinfettato (es. con acqua calda) e su rotazioni di 2-3 anni; inoltre è utile la protezione delle piante con prodotti rameici e la limitazione delle irrigazioni soprachioma. Marciume molle* (Pectobacterium carotovorum subsp. carotovorum, syn. Erwinia carotovora; Gracilicutes). Può colpire numerose specie orticole, soprattutto a livello degli organi carnosi. Su carota determina il tipico marciume molle del fittone, con lesioni depresse di colore arancio opaco; spesso le infezioni iniziano in campo e possono continuare a svilupparsi durante il trasporto e la conservazione. un batterio ubiquitario nel terreno, dove sopravvive sui residui colturali; inoltre è facilmente rintracciabile nelle acque superficiali. Le infezioni avvengono attraverso ferite o aperture naturali delle radici e lo sviluppo è favorito da umidità elevata del terreno e temperature di 20-25 °C. DIFESA: è basata su misure di carattere preventivo (corretta gestione del terreno a partire dal drenaggio, irrigazioni controllate, rotazioni senza colture suscettibili, limitazione del danneggiamento alle radici durante la raccolta, conservazione a basse temperature). G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 264 5/30/18 9:09 AM fit. G g L s g v A g q L o c p M i A s m ti a D c C n L m s r fa n c R f M M te a d e b q c D m d

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini