Carpino

sa e ò e li o ò iel e a e oel e li di o oe C Carpino (Carpinus betulus) fit. Giallume* (Candidatus Phytoplasma asteris; Mollicutes). Si manifesta con un appariscente giallume delle foglie centrali della rosetta e un accentuato arrossamento di quelle esterne. L apparato fogliare nel suo complesso si presenta affastellato, mentre le infiorescenze possono manifestare sintomi di fillodia e virescenza. Caratteristiche epidemiologiche dell agente della malattia e criteri di DIFESA: sono gli stessi indicati per il giallume dell astro. v Arrossamento fogliare* (Carrot red leaf virus 5 CtRLV, gen. Enamovirus). Sulle fo- glie delle piante infette si osserva un progressivo ingiallimento dei lembi, a iniziare da quelle più esterne della rosetta. In seguito le foglie prendono una tinta rosso-violacea. Le piante infette hanno uno sviluppo molto limitato. Il virus infetta essenzialmente ombrellifere ed è trasmesso dall afide Cavariella aegapodii in modo persistente circolativo. DIFESA: si basa sulla realizzazione delle nuove coltivazioni distanti da quelle pre-esistenti e, eventualmente, sull esecuzione di trattamenti contro gli afidi. Mosaico* (Celery mosaic virus 5 CeMV, gen. Potyvirus). ®Mosaico comune del sedano. Carpino (Carpinus betulus) i Afide del carpino* (Myzocallis carpini; Rinc. Afid.). Trattasi di una specie che vive solo sul carpino, di cui infesta la pagina inferiore delle giovani foglie. Compie un olociclo monoico, con svernamento da parte delle uova durevoli deposte in autunno sui rametti. Non causa danni apprezzabili, ma in presenza di forti attacchi le colonie producono abbondante melata che imbratta la vegetazione e consente lo sviluppo di fumaggine. DIFESA: eventuale ricorso al trattamento con aficidi, previo lavaggio della vegetazione con acqua melata. G Cecidomia fogliare* (Zygiobia carpini ; Ditt. Cecid.). L adulto è un minuscolo mosceri- ; oe ) si di e o ee ni a o eo o le C. ie ). G 265 no (1 mm di lunghezza o poco più) che compare poco dopo la comparsa delle foglie. La femmina, munita di ovopositore, depone uova singole, entro i tessuti della nervatura mediana della pagina fogliare inferiore, nel punto in cui hanno origine le nervature secondarie. Le larve si sviluppano entro singoli alloggiamenti che si sviluppano in corrispondenza dei punti in cui sono depositate le uova. Le foglie infestate si riconoscono facilmente in quanto presentano la nervatura mediana fortemente ingrossata e appaiono incurvate verso il basso. Il dittero compie una sola generazione all anno e sverna come pupa nel terreno. DIFESA: non giustificata per la scarsa importanza dei danni. Rodilegno giallo* (Zeuzera pyrina; Lepid. Coss.) (®Pero). f Marciume raficale* (Armillaria mellea; Bas.) (®Albicocco). Moria del carpino** (an. Naemospora sp., an. Endothiella sp.). I funghi responsabili de- terminano la comparsa di cancri corticali sul fusto e sulle grosse branche, che portano a un progressivo deperimento e al disseccamento delle parti colpite, nonché alla morte delle piante gravemente colpite. In corrispondenza dei suddetti cancri si riscontrano emissioni resinose, globose, del diametro di pochi millimetri, di colore rosso corallo brillante (per Naemospora sp.) e cirri giallo-rossastri (per Endothiella sp.). Entrambe queste emissioni inglobano conidi che originano nuove infezioni. I due funghi sono conosciuti solo nella forma asessuata e sopravvivono in inverno sotto forma conidica. DIFESA: non sono conosciuti provvedimenti atti ad arginare il diffondersi della malattia, ma il taglio dei rami fortemente compromessi dai cancri consente di ridurre l inoculo dei due agenti fungini. G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 265 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini