SEZIONE G

C Castagno (Castanea sativa) a ei a ioe a dizioni di umidità producono planoconidi dai quali si sviluppa il micelio che si insedia nelle radici. La pianta, se vigorosa e in buone condizioni, riesce a bloccare l infezione attraverso la produzione di nuove radici. Quando il processo infettivo riesce a proseguire, la pianta può morire anche improvvisamente mostrando ingiallimento repentino della vegetazione che rimane disseccata sulla pianta. Il decorso più lento comporta la sopravvivenza della pianta per non più di qualche anno dai primi sintomi di sofferenza. Nella zona del colletto sono riconoscibili i caratteristici imbrunimenti a fiamma che risalgono dalle radici attraverso il cambio fino a interessare anche oltre un metro di fusto. Alla base del fusto è a volte possibile osservare un caratteristico essudato nerastro che ha dato il nome comune alla malattia. L infezione tende ad estendersi a macchia d olio senza direzioni preferenziali. Importanti in modo particolare sono gli attacchi nei vivai dove è spesso rintracciabile insieme alla temibile Phytophthora cinnamomi var. cinnamomi, pericolosa per la sua elevata gamma di ospiti (es. conifere). DIFESA: non esistono sistemi di controllo realmente efficaci contro il patogeno e quindi i principali mezzi di difesa sono di natura preventiva e si concretizzano, per i nuovi impianti, nella introduzione di materiale sano in terreni non infetti. A quest ultimo proposito è bene ricordare che il patogeno può colpire anche il noce comune e il ciliegio. Le piante adulte devono essere mantenute in ottimali condizioni idriche e per combattere i primissimi sintomi si può intervenire con potature e concimazioni con letame maturo. Se la malattia ha avuto modo di diffondersi, è invece consigliabile procedere all abbattimento e a una concimazione organica intorno al focolaio. di di e e el i. a. el o di a e, o a a ao e ci n a a a a a- nA: a nin- G 269 f G Cancro della corteccia*** (Cryphonectria parasitica, syn. Endothia parasitica; Asc.). causa di malattia molto distruttiva e ad alto carattere epidemico che porta al disseccamento di parte o dell intera chioma. Colpisce le varie parti legnose dell apparato aereo, partendo generalmente da quelle più alte della pianta. Le ferite o lesioni costituiscono i punti d infezione dai quali si sviluppano cancri fessurati. Feltri miceliali color crema a forma di ventaglio nella zona sottocorticale rappresentano uno dei principali caratteri per il riconoscimento della malattia. In corrispondenza dei cancri si notano pustole rosso-aranciate (picnidi) che emettono un cirro inglobante picnoconidi che diffondono le infezioni. In autunno si formano cuscinetti stromatici rossastri, nell ambito dei quali si differenziano corpi fruttiferi (periteci) che rilasciano ascospore. Queste, diffuse dal vento anche a grandi distanze, avviano nuove infezioni. Se l infezione si approfondisce e arriva ad interessare il cambio, il pollone o il ramo colpito muoiono non appena circondati mantenendo attaccate le foglie disseccate mentre sotto la zona infetta si sviluppano caratteristici scopazzi. Se l infezione è causata da ceppi ipovirulenti del parassita il cambio non viene ucciso e la pianta reagisce formando nuovi tessuti tanto da giungere a una coesistenza tra fungo e pianta stessa. Molto suscettibile è il castagno europeo (Castanea sativa) e le specie americane Castanea pumila e C. dentata. Il castagno giapponese (C. crenata), quello cinese (C. mollissima) e quello coreano (C. koraiensis) sono resistenti. Caratteri di resistenza su giovani piante di castagno europeo si conseguono attraverso il ripetersi di tagli per la ricostituzione di un nuovo fusto. DIFESA: impiego di varietà resistenti, asportazione e bruciatura dei rami colpiti dai cancri; trasformazione delle giovani fustaie colpite in ceduo e adozione di ripetuti tagli per accelerare il raggiungimento di caratteri di resistenza alla malattia; asportazione delle aree cancerose e disinfezione con sali di rame dei tessuti sani messi allo scoperto; protezione degli innesti con mastici o applicazione di un manicotto di torba G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 269 5/30/18 9:09 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini