SEZIONE G

G 270 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE acida (metodo Turchetti) o di terreno prelevato alla base delle piante colpite (metodo Weidlich) per conseguire forme di immunizzazione. Il fenomeno della ipovirulenza sta alla base delle migliorate condizioni fitosanitarie dei castagneti italiani ed è dovuto, come accennato, alla comparsa (nei primi anni Cinquanta del secolo scorso) di ceppi ipovirulenti del fungo in grado di colonizzare i tessuti della corteccia, ma non di approfondirsi in essa uccidendo il cambio e, conseguentemente, il getto colpito. Nella pratica occorre distinguere le diverse infezioni che il cancro può provocare allo scopo di conservare nel castagneto quelli causati da ceppi ipovirulenti. Si ricorda che, accanto alle cure selvicolturali citate, è anche possibile l introduzione e l incremento dell inoculo ipovirulento attraverso specifici metodi applicativi. M s s d a N a z s a la Cancro nero* (Diplodina castaneae; Asc.). Colpisce i polloni, sulla cui corteccia forma macchie allungate, depresse, brune, che disseccano, si screpolano longitudinalmente e poi si sfaldano, lasciando scoperto il legno. La parte sovrastante la lesione è destinata a morire. DIFESA: taglio e distruzione delle parti colpite. O la s c Carie del legno** (generi: Trametes, Poria, Polyporus, Fomes, Coriolus, Ganoderma, Lenzites, Stereum, Phellinus; Bas.). Causata da molteplici Basidiomiceti, consiste nella trasformazione del tessuto legnoso di piante in piedi o abbattute in un materiale spugnoso e friabile. La malattia può interessare molte specie arboree (da frutto, da legno e forestali), in particolare se danneggiate o attaccate da altri patogeni (®Pioppi). Marciume delle castagne** (Gnomoniopsis smithogilvyi, syn. Gnomoniopsis castanea; Asc.). Trattasi di un microrganismo fungino, identificato in concomitanza delle infestazioni del Cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), dopo aver riscontrato forme di marcescenza prodotte dal fungo a spese della galle prodotte dall insetto. Il fungo, dapprima ritenuto utile in seguito al rilevamento di un elevata percentuale di mortalità degli adulti del Cinipide all interno delle galle, si è dimostrato temibile per la notevole presenza di castagne interessate da una forma di marciume indotta dal fungo. Le castagne colpite presentano, alla raccolta e in seguito, una forma di marciume bruno che le rende incommerciabili. Con la diminuzione delle popolazioni del cinipide delle castagne, conseguente all attività dell antagonista Torymus sinensis, utilizzato per la lotta biologica contro D. kuriphilus, l incidenza del marciume delle castagne è apparsa in netta regressione. DIFESA: non esistono provvedimenti atti a limitare l incidenza del marciume a carico delle castagne, ma con la diminuzione delle infestazioni del Cinipide del castagno è da ritenersi possibile un sensibile risanamento dei castagneti dalle infezioni fungine. Marciume fibroso** (Armillaria mellea; Bas.). Colpisce la base del fusto e le radici cau- sandone la marcescenza e formando, nella zona sottocorticale, un micelio bianco che si espande a ventaglio. Alla superficie delle parti colpite si formano cordoni miceliali (rizomorfe) che assicurano la progressione del fungo sulla stessa pianta o che, attraverso il terreno, raggiungono l apparato radicale delle piante vicine. Colpite dalla malattia sono le piante sofferenti per asfissia delle radici causata dal compattamento del terreno o per ristagni idrici. Il patogeno si conserva nel terreno per svariati anni, anche allo stato saprofitario sui resti radicali delle piante colpite. In autunno, sulle ceppaie colpite da tempo, compaiono i caratteristici corpi fruttiferi eduli conosciuti come chiodini . DIFESA: abbattimento e dicioccamento delle piante colpite con asportazione del maggior numero possibile di radici; creazione di un fosso intorno alla pianta colpita al fine di ostacolare la progressione delle rizomorfe nel terreno e l entrata in contatto con le radici delle piante circostanti. G02_2_Fitopatologia,Entomologia.indd 270 5/30/18 9:09 AM S c g n in m C c ( m ( i A p d a A a s r A ta c d S u P s d

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini